C’è un ospedale di provincia, un pronto soccorso come tanti, e un soprannome che i pazienti non avrebbero mai voluto sentire pronunciare: “Protocollo Cazzaniga”.

A Saronno, tra il 2011 e il 2014, quel protocollo non compare in nessun manuale di
medicina. Esiste solo nei racconti sussurrati in corsia, tra infermieri che vedono cose che non dovrebbero vedere.

Chi è Leonardo Cazzaniga? Chi è Laura Taroni?

Leonardo Cazzaniga è il vice-primario del pronto soccorso. Stimato, un camice
bianco come tanti altri. Ma secondo l’accusa, dietro quel camice si muove un uomo che somministra ai pazienti dosi letali di farmaci per via endovenosa, in rapida successione, fino ad accelerarne la morte. Al suo fianco, non solo in corsia ma anche nella vita, c’è Laura Taroni: infermiera dello stesso ospedale, sua amante.

Come è nato il caso

È il 2014 quando due infermieri, Clelia Leto e Iliescu Radu, decidono di segnalare
quei decessi sospetti. Da lì parte un’indagine che porterà, il 29 novembre 2016,
all’arresto di Cazzaniga: quindici omicidi contestati, tutti pazienti deceduti al pronto soccorso di Saronno o appena dimessi.

Ma la parte più agghiacciante della storia non riguarda solo l’ospedale. Riguarda la
famiglia di Laura Taroni. Secondo l’accusa, la donna era disposta a tutto pur di
continuare la relazione con Cazzaniga, ostacolata dai suoi stessi familiari.

Il marito Massimo Guerra muore nella loro casa di Lomazzo il 30 giugno 2013, a soli
46 anni, dopo un trattamento medico che gli inquirenti definiranno del tutto
ingiustificato rispetto al suo quadro clinico.

Pochi mesi dopo, il 20 ottobre 2013, è il suocero Luciano Guerra a morire. Anche la
madre di Laura, Maria Rita Clerici, finisce tra le vittime contestate. Dalle
intercettazioni telefoniche emergerà che Cazzaniga e Taroni parlavano di quelle
morti come di un modo rapido per risolvere i loro problemi.

Il processo

Il processo si muove su due binari paralleli.

Laura Taroni, con rito abbreviato, viene condannata il 23 febbraio 2018 a trent’anni di reclusione per l’omicidio del marito e della madre; assolta invece dall’accusa relativa al suocero. Per Cazzaniga arriva il 27 gennaio 2020 la sentenza di primo grado: colpevole di dodici dei quindici omicidi contestati, ergastolo con isolamento diurno di tre anni. L’appello, il 13 aprile 2021, conferma la pena ma lo assolve da tre di quelle accuse. Non è ancora finita: il 27 giugno 2023 una nuova sentenza d’appello lo riconosce responsabile anche della morte di un altro paziente, Domenico Brasca, e gli infligge un secondo ergastolo, confermato in via definitiva dalla Cassazione il 23 febbraio 2024.

Che fine hanno fatto oggi?

Oggi Cazzaniga sconta la pena nel carcere di Alessandria, dove — a quanto risulta — si è iscritto alla facoltà di Lettere. Ha dichiarato di aver chiuso ogni rapporto con
Laura Taroni, dopo che la donna lo ha accusato di essere responsabile anche della
morte del marito e del padre di lei.

Angeli e demoni, appunto. Perché la storia di Saronno è prima di tutto il racconto di un capovolgimento: chi avrebbe dovuto curare ha ucciso, chi avrebbe dovuto
proteggere la propria famiglia l’ha, secondo le sentenze, condannata a morte. E in
una provincia lombarda che sembrava tranquilla, per anni nessuno ha voluto vedere.


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