Ci sono film che si guardano. E poi ci sono film che ti restano addosso come sabbia nelle scarpe dopo una giornata al mare. “Yalla Parkour” sembra appartenere decisamente alla seconda categoria: un racconto che parte dalle acrobazie dei ragazzi di Gaza e finisce per parlare di memoria, identità e di quel bisogno ostinato di sentirsi a casa anche quando casa sembra sempre più lontana.

Mercoledì 13 maggio alle 21.30 il Cineclub Filmstudio 90, in via De Cristoforis 5 a Varese, ospiterà la proiezione del film “Yalla Parkour”, presentato alla Berlinale 2025 nella sezione Panorama.

Dopo la proiezione è previsto anche un collegamento streaming con la regista Areeb Zuaiter e il protagonista Ahmed Matar, per approfondire il film e dialogare con il pubblico.

La storia nasce quasi per caso, da un video trovato online. Zuaiter, nata a Nablus, scopre sui social le immagini di alcuni ragazzi palestinesi che praticano parkour tra le spiagge e le rovine di Gaza. Da lì prende forma un contatto con il gruppo e soprattutto con Ahmed, atleta e regista amatoriale, che attraverso le sue riprese accompagna la regista in un viaggio dentro la quotidianità della Striscia: i paesaggi ancora intatti, i quartieri distrutti dai bombardamenti, la vita sospesa tra desiderio di normalità e impossibilità di fuga.

E mentre i ragazzi saltano muri, macerie e palazzi come se sfidassero la gravità stessa della realtà che li circonda, il film costruisce qualcosa di molto più profondo di un semplice documentario sportivo. “Yalla Parkour” parla infatti di appartenenza, nostalgia e distanza, trasformando il movimento fisico del parkour in una specie di gesto politico ed emotivo: un modo per reclamare spazio, futuro e libertà dentro un territorio che sembra negare tutte e tre le cose contemporaneamente.

L’ingresso al cineclub è riservato ai soci ARCI. Per tutte le informazioni sul tesseramento è possibile consultare Filmstudio 90

Ma non finisce qui. Lunedì 18 maggio alle 21 il Cinema Teatro Nuovo ospiterà anche una nuova proiezione di “The Sea”, film che racconta la storia di un ragazzo palestinese di 12 anni deciso a vedere il mare per la prima volta. Dopo essere stato fermato a un checkpoint, il bambino attraversa clandestinamente Israele mentre il padre tenta di raggiungerlo rischiando arresto e lavoro.

Un road movie essenziale e delicatissimo che riesce a trasformare un desiderio semplicissimo, vedere il mare, in qualcosa di enorme e quasi rivoluzionario. Dopo la proiezione verrà mostrata anche la registrazione della diretta streaming con la Global Sumud Flotilla, Francesca Albanese e Giulia Innocenzi, in dialogo con la giornalista de Il Fatto Quotidiano Maddalena Oliva.

Due appuntamenti diversi ma legati dallo stesso filo: raccontare Gaza non soltanto attraverso il conflitto, ma attraverso le persone, i corpi, i sogni e quella quotidianità fragile che continua a cercare spazio anche tra le macerie.


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