La primavera è la stagione per eccellenza delle feste e dei rituali che celebrano la rinascita della natura e la vittoria della luce sulle tenebre, alcuni dei quali affondano le loro radici in tempi antichissimi. È il caso del Calendimaggio, una festa stagionale che celebra l’arrivo della primavera.

In Italia deve il suo nome al periodo in cui si svolge, intorno al 1° maggio, e alle calende del mese nel calendario romano, quando si onorava la dea Flora, responsabile della fioritura degli alberi. La festa è conosciuta anche nel resto d’Europa, dove corrisponde alla celebrazione celtica di Beltane o alla notte di Valpurga, che cade anch’essa tra il 30 aprile e il primo maggio.

La tradizione

Il Calendimaggio è una tradizione ancora viva in molte regioni d’Italia, come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita.

La tradizione prevedeva che, nella notte del 30 aprile, gruppi di giovani si recassero nei boschi per prelevare alberi interi oppure rami verdi o fioriti, da portare poi al centro del paese e addobbare con ghirlande, nastri, cibo e altri elementi decorativi. L’albero, sfrondato e lasciato con un ciuffo verde sulla sommità, veniva “piantato” a terra, e intorno ad esso ci si riuniva per cantare e danzare.

Un tempo si usava anche decorare balconi e finestre con fiori e ramoscelli, offrendo alle ragazze fronde di arbusti fioriti come simbolo d’amore. Il rituale svolgeva originariamente una funzione magico-propiziatoria ed era talvolta accompagnato da una questua, durante la quale i cosiddetti “maggianti” intonavano canti benauguranti agli abitanti dei villaggi in cambio di doni, tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci. Spesso venivano anche eletti il Re e la Regina di Maggio.

Con questi gesti si intendeva portare nel villaggio il segno della rinnovata fecondità della natura, che avrebbe garantito abbondanza e fortuna alla comunità. Nelle sue diverse varianti, sviluppatesi nel tempo e nei vari territori, il rito ha mantenuto intatti il suo carattere e il suo significato originari.

Simboli della rinascita primaverile sono gli alberi, in particolare l’ontano e il maggiociondolo, detti “del maggio”, che accompagnano i maggerini, e i fiori, come viole e rose, spesso citati nei canti e utilizzati per adornarsi. In particolare, l’ontano, che cresce lungo i corsi d’acqua, è considerato simbolo di vita ed è per questo spesso presente nel rituale.

Nonostante il Calendimaggio sia stato in gran parte affiancato dalla Festa dei Lavoratori, introdotta dal movimento socialista nel 1889, esistono ancora città e borghi in cui è sopravvissuto, sia in Italia sia nel resto d’Europa. A Firenzuola, in provincia di Firenze, si celebra con il nome di “Cantarmaggio”, mentre ad Assisi la festa coinvolge le due “Parti” della città, che si sfidano per diversi giorni tra gare e cortei.

In diverse zone della Germania e dell’Austria si rinnova ogni anno la tradizione del Maibaum, l’albero di maggio: un tronco privato dei rami e della corteccia, lasciato con una chioma verde sulla sommità e issato nella piazza principale del paese.

In alcune aree anche i falò svolgono un ruolo importante durante la festa.

Le varianti regionali e le tradizioni correlate includono la notte di Valpurga nell’Europa centrale e settentrionale, la festa gaelica di Beltane e la celebrazione gallese di Calan Mai. Si tratta di riti che risalgono a popolazioni antiche profondamente legate ai ritmi della natura, come i Celti, gli Etruschi e i Liguri, per i quali l’arrivo della bella stagione rappresentava un momento di fondamentale importanza.


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