C’è un momento, in ogni sagra di paese, in cui l’aria profuma di salamelle, le luci si accendono… e qualcuno in cucina perde la fede nell’umanità davanti a un mucchio di comande scritte male.
È esattamente da qui che parte la storia di Sagra Zen, un progetto ideato da Daniele Bottelli, ingegnere informatico con una lunga esperienza nel mondo del software e, soprattutto, volontario “di trincea” alla Caidate in Festa. Uno che le sagre le ha vissute da dentro, tra allestimenti di tensostrutture, piogge improvvise e centinaia di coperti.

Dal caos in cucina a una Sagra (più) Zen
“È una ventina d’anni che lavoro con i software”, racconta Bottelli. Ma l’idea non nasce davanti a un computer: nasce tra i tavoli e la cucina di una sagra.
Chiunque abbia dato una mano durante un evento del genere sa come sono sempre andate le cose: gente ammassata davanti alla cucina, ordini urlati, foglietti volanti e un generale senso di “prima o poi ne usciremo”. Poi il primo salto evolutivo: servizio al tavolo, cassa, camerieri che raccolgono le comande.
Funzionava, ma fino a un certo punto.

“Il problema era che tutti volevano le patatine”, dice ridendo. Ma, in pratica, si creavano colli di bottiglia nel servizio, che bloccavano i camerieri e mettevano la cucina sotto pressione. Da lì viene introdotta la figura del coordinatore di cucina, una sorta di direttore d’orchestra delle comande, che però “Rischiava di uscire pazzo dopo tre o quattro serate”.
Così, due anni fa, Bottelli decide di intervenire con quello che sa fare meglio: scrivere software. Il primo passo è semplice ma decisivo: digitalizzare il flusso degli ordini. Niente più accumuli di foglietti portati in blocco in cucina, niente più “dov’era quella comanda?”. Gli ordini partono da tablet o smartphone e arrivano in tempo reale.
“Gli ordini vengono mandati in lavorazione man mano che vengono presi, direttamente dalla sala alla cucina”, spiega. Sembra una cosa piccola, ma in una serata da 700 persone cambia tutto.
Come funziona Sagra Zen
Oggi Sagra Zen è molto più di un “passacarte digitale”. È un sistema che tiene insieme cassa, sala e cucina, con una serie di funzioni nate una dopo l’altra, sempre da problemi reali.
Tra le principali:
- Gestione digitale degli ordini: dalla cassa ai camerieri fino alla cucina, senza passaggi cartacei.
- Priorità intelligenti: per gestire situazioni urgenti (tipo il bambino affamato che non può aspettare mezz’ora).
- Divisione delle comande: il sistema aiuta a “spacchettare” gli ordini per evitare blocchi (ciao di nuovo, patatine).
- Gestione delle prenotazioni: addio liste sparse tra tre casse diverse.
- Monitoraggio in tempo reale: sapere chi è arrivato, chi manca e quanti coperti effettivi ci sono.
- Tempi di servizio: dalla cassa al tavolo, fino all’uscita dei piatti.
- Tracciamento ordini: per rispondere alla domanda più temuta: “Scusa, ma il mio ordine è andato perso?”
“Puoi cercare l’ordine e vedere se è in coda o già in lavorazione”, spiega Bottelli. In sostanza: meno ansia per i clienti, meno stress per chi lavora.
Non un prodotto standard, ma un sistema che si adatta
Una delle cose più interessanti è che il servizio non è pensato come un pacchetto rigido. Ogni sagra ha le sue dinamiche, i suoi colli di bottiglia, le sue nevrosi organizzative. “All’inizio era molto tarato su quello che succedeva a Caidate”, ammette. Ma i primi feedback lo hanno spinto ad allargare lo sguardo.
C’è chi ha bisogno di semplificare la cucina, chi invece di gestire meglio le code per i cocktail. E quindi il sistema evolve: “Posso ragionare per offrire una soluzione ad hoc in base alle criticità”.
In pratica, Sagra Zen punta a essere più un vestito su misura che una maglietta taglia unica. Per capire quanto può fare la differenza, basta un dato: sabato sera, serata di punta, circa 700 persone.
“Abbiamo avuto un flusso continuo di piatti dalle sette alle dieci”, tre ore di cucina no-stop. In quel contesto, anche solo togliere un 10% di confusione significa salvare una serata.
Un progetto che cerca spazio (e fiducia)

Come spesso succede con le idee nuove, la parte più difficile non è costruirle, ma farle capire. Bottelli lo racconta senza giri di parole: tra demo entusiaste e ghosting improvvisi, il percorso è ancora in salita.
Per questo, almeno per ora, l’approccio è flessibile: versioni di prova, utilizzo gratuito iniziale, test prima della sagra. L’obiettivo è semplice: far vedere che funziona davvero. Ma perché “Sagra Zen”?
“L’ho un po’ sparata”, ammette. Ma in realtà centra il punto: portare un po’ di zen dove di solito regnano caos, fretta e urla tra cucina e sala, perché una sagra funziona davvero quando tutti, dai volontari ai clienti, riescono a godersela. Anche quando piove, anche quando arrivano in 700, anche quando qualcuno chiede le patatine per l’ennesima volta.
E se un’app può evitare almeno una crisi di nervi a serata, forse siamo già sulla strada giusta.





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