Giada aveva 13 anni, ne avrebbe compiuti 14 di lì a pochi giorni. Alessio ne aveva 7,
era appassionato di bicicletta, pedalava velocissimo. Lei faceva l’animatrice in
oratorio, lui il chierichetto. Una famiglia “normale”, come la definirà poi il sindaco di Mesenzana. Normale nell’apparenza di una villetta trifamiliare in un paese di
millecinquecento anime nel Luinese, dove non facevano vita di paese ma nessuno
aveva mai avuto motivo di preoccuparsi per loro.

Cosa è successo a Giada e Alessio a Mesenzana?

Nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2022 quella normalità si spezza per sempre. Il
padre, Andrea Rossin, 44 anni, ex frontaliere che lavorava saltuariamente tra Italia e Svizzera, uccide i due figli nel sonno con un grosso coltello da cucina, colpendoli al torace mentre dormono nella casa dove erano cresciuti. Poi si toglie la vita con la stessa arma.

Quella sera i bambini erano lì per una cena e una notte da trascorrere col padre,
secondo un accordo informale tra i due genitori. Da qualche settimana, infatti, la
madre Luana, 35 anni, si era trasferita con Giada e Alessio a casa della propria
madre, a Brissago Valtravaglia, mentre la separazione — recente, non ancora
affidata ad avvocati — procedeva senza una vera e propria regolamentazione delle
visite. Mercoledì sera Luana aveva accompagnato i figli a cena da Rossin, come tante altre volte. È lei stessa, la mattina dopo, ad aprire la porta di quella casa per
riportare i ragazzi a scuola, e a trovare l’orrore.

Le testimonianze

I vicini raccontano che la sera prima Rossin aveva fatto la spesa, cucinato per i figli,
guardato la televisione con loro prima di andare a dormire. Nulla, apparentemente, che lasciasse presagire quanto sarebbe accaduto poche ore dopo. Eppure, secondo quanto riferito dalla Procura di Varese, Rossin non accettava la separazione: soffriva da tempo di problemi psichiatrici e aveva iniziato a tormentare Luana, controllandola in modo ossessivo quando usciva di casa, dal lavoro o con le amiche.

Nessuna denuncia era mai stata presentata: la donna, come dirà lei stessa in un secondo momento, non aveva mai immaginato che quel risentimento potesse
trasformarsi in una tragedia simile.

Cronache di figli uccisi dai genitori

La notizia arriva alla fine di una settimana che la provincia di Varese ricorderà a
lungo: solo undici settimane prima, nella notte di Capodanno, un’altra storia quasi
identica si era consumata a Morazzone, a pochi chilometri di distanza — quella di
Daniele Paitoni, 7 anni, ucciso dal padre durante un incontro autorizzato dal giudice. I due casi vennero accostati dalla cronaca dell’epoca, non solo per la vicinanza geografica e temporale, ma per un copione fin troppo simile: un padre in piena crisi da separazione, dei figli che si fidano fino all’ultimo istante, e un sistema di allerta — sociale, giudiziario, familiare — che in entrambi i casi non è scattato in tempo.

A Mesenzana i funerali di Giada e Alessio, celebrati il 2 aprile 2022, videro centinaia
di persone stringersi attorno a Luana. Il sindaco proclamò il lutto cittadino e
annunciò l’intitolazione ai due fratellini dello spiazzo antistante la loro scuola. “Non se lo meritavano”, ripetevano i compaesani. Non c’è, in questa storia, nessun
mistero da risolvere: la dinamica è stata chiara fin dalle prime ore. C’è solo la
domanda, identica a quella sollevata da altri casi simili in quello stesso anno, su
quanti segnali — psichiatrici, comportamentali, relazionali — restino invisibili fino a quando non è troppo tardi.


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