Il 15 ottobre a Materia Spazio Libero la presentazione del progetto ideato da Franca Formenti, tra approfondimento culturale e cena a tema. In programma anche appuntamenti dedicati alla nutrizione e alla fermentazione.

Nei campi e negli orti del Varesotto crescono cappucci, verze, cavolo nero e persino pak choi, il cosiddetto cavolo cinese. Eppure, nonostante siano una presenza tutt’altro che rara nel territorio, queste coltivazioni passano spesso inosservate. Da qui è partita Franca Formenti, che ha deciso di accendere i riflettori su questa eccellenza poco raccontata con Varese città del Cavolo, il primo festival delle brassicacee varesine.

Sì, avete capito bene: un festival dedicato ai cavoli. Le battute si scrivono praticamente da sole, ma il progetto è una cosa seria e punta a valorizzare il lavoro di agricoltori, vivaisti e ristoratori del territorio.

La prima presentazione pubblica è in programma giovedì 15 ottobre a Materia Spazio Libero, a Castronno, con una serata che unisce approfondimento culturale e cena a tema negli spazi dell’agorà. Un appuntamento particolare anche per l’hub, che apre così a una formula che affianca al confronto con gli esperti un momento conviviale.

Dai campi del Varesotto al primo festival delle brassicacee

«È da due anni che, girando per Varese, vedo che in tutti gli orti, e ce ne sono tanti in campagna, sono in bella vista cavoli, verze, cavolo nero e un sacco di altre specie», racconta Franca Formenti. A convincerla a trasformare questa osservazione in un progetto è stata anche la notizia che il cavolo è stato nominato ortaggio dell’anno da un’associazione tedesca.

Da lì, la decisione di approfondire e confrontarsi direttamente con chi coltiva queste varietà. «Ho scoperto, in un certo senso, l’acqua calda: andando dai vivaisti e dagli agricoltori, ho visto che hanno i campi pieni di brassicacee e ho proposto loro un festival che mettesse in evidenza questa “eccellenza nascosta”. Varese è all’avanguardia, e nessuno ne parla».

Prima di partire, Formenti ha voluto verificare che l’intuizione avesse basi solide. Il primo a essere coinvolto è stato l’agronomo Luciano Riva, che ha confermato la validità del progetto e preparato un approfondimento sulle caratteristiche agronomiche del territorio. Il documento è consultabile sul sito ufficiale di Varese città del Cavolo.

«Se mi avesse detto che dicevo baggianate, mi sarei arresa. Invece Varese è davvero adatta alla coltivazione delle brassicacee, e ha preso la cosa con un certo entusiasmo», spiega l’ideatrice.

La serata a Materia tra agricoltura, nutrizione e cucina

L’appuntamento di giovedì 15 ottobre riunirà voci provenienti da ambiti diversi, con l’obiettivo di raccontare il mondo delle brassicacee attraverso la coltivazione, l’alimentazione e la ristorazione.

Accanto a Luciano Riva, agronomo e direttore della rivista Habitat Ambiente, interverranno Rolando Saccucci, fiduciario della Condotta di Varese di Slow Food, e Marta Maugeri, medico nutrizionista. Ci saranno anche le agricoltrici Luisa Broggini e Camilla Crugnola di OrtoBroggini, insieme ai ristoratori Gianni Malnati ed Elena Spasciani della pizzeria Così com’è, che aderisce all’iniziativa.

«Per spiegare che non è semplicemente un festival del cavolo: è il riconoscimento di quello che viene fatto a Varese tra i cavoli», sottolinea Formenti.

La serata prevede due possibilità di partecipazione: si potrà prenotare il programma completo, con la cena a tema negli spazi dell’agorà, oppure prendere parte soltanto alla parte culturale. Per entrambe le formule è disponibile la prenotazione tramite Eventbrite.

Apericena, menu a tema e workshop di fermentazione

Il festival non si esaurisce con l’incontro a Materia. Il programma coinvolge diverse realtà del territorio, dagli agriturismi ai ristoranti, fino ai coltivatori, che partecipano proponendo piatti a base di cavolo nei propri menu.

Tra gli appuntamenti annunciati c’è quello del 28 ottobre al locale Zona Franca, con un’apericena accompagnata dalla nutrizionista, dedicata a scoprire le proprietà di questi ortaggi. Tra l’1 e il 2 novembre è inoltre previsto un workshop sulla fermentazione, una delle tecniche utilizzate per conservare i cavoli.

Il calendario completo delle iniziative e delle attività aderenti è consultabile sul sito ufficiale del festival.

Per Franca Formenti, il progetto segna anche la prima uscita pubblica di Studio Food Power, una realtà nata con l’intenzione di comunicare il cibo attraverso linguaggi diversi da quelli più consueti. «Faccio attivismo e arte dal 2007, e noto che nel mondo della comunicazione si usano oggi gli stessi linguaggi che usavo vent’anni fa», racconta.

La serata a Materia rappresenta quindi un passaggio importante per il progetto e per il nuovo studio. Un’occasione per parlare di agricoltura, cultura alimentare e territorio partendo da un protagonista che spesso finisce nel piatto senza ricevere troppa attenzione. E che, almeno per una volta, merita di stare al centro della scena.


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