Ci sono delitti che si chiudono con una sentenza e delitti che restano aperti come
una ferita che non si rimargina mai del tutto. Nel Varesotto ce ne sono almeno due
che, a distanza di anni, portano ancora lo stesso cognome sulla lapide e nessun
nome sul verbale d’arresto.

Il benzinaio di Gorla Minore: cosa è successo?

Sono le 7:40 di lunedì 22 febbraio 2010, una mattina fredda e piovosa come tante a
Gorla Minore. Angelo Canavesi, 68 anni, ha appena aperto la sua stazione di servizio a Prospiano e sta riponendo nel gabbiotto l’incasso del weekend, poco più di mille euro. Si trova davanti un uomo armato di pistola. Forse Canavesi tenta di resistere, forse riconosce chi ha di fronte; la moglie e il figlio, negli anni, non hanno mai smesso di sostenerlo: se avesse reagito, dicono, vuol dire che conosceva il suo
aggressore. Il rapinatore spara due colpi ravvicinati, alla mano e al fegato. Canavesi
muore in pochi minuti davanti agli occhi del figlio che sta arrivando sul posto di
lavoro.

Il killer fugge con la Ford Fiesta della vittima, ritrovata circa cinque ore dopo in un
parcheggio a Olgiate Olona. Sull’auto i carabinieri raccolgono impronte e reperti
organici: materiale che, negli anni, viene inviato ai laboratori di Parma per l’analisi
del DNA. Le indagini seguono diverse piste: si parla di un uomo alto, robusto, circa
un metro e ottanta
, descritto da un passante mentre fugge dalla scena. Ma nessuna porta a un nome. Nel gennaio 2023, tredici anni dopo, il Tribunale di Busto Arsizio archivia il caso. Nessun confronto sul DNA raccolto è mai bastato a chiudere il cerchio. “Nessuno pagherà per averti tolto la vita”, scrive la sorella di Angelo su
Facebook il giorno dell’archiviazione.

L’agguato di Cajello

Diciotto mesi prima, un’altra scena di violenza improvvisa si consuma a poche
decine di chilometri di distanza. È la sera del 2 ottobre 2009 quando Massimo De
Presbiteris
, 33 anni, già noto alle forze dell’ordine, rincasa in via Maroncelli, nel
rione di Cajello a Gallarate. Ad aspettarlo, secondo la ricostruzione dei testimoni, c’è un uomo arrivato in sella a una moto potente. Tra i due nasce un’accesa discussione. Poi lo sconosciuto estrae una pistola ed esplode almeno cinque colpi a distanza ravvicinata, colpendo De Presbiteris all’addome e alle gambe.

Anche qui, come per Canavesi, le indagini non hanno mai portato a un’incriminazione. Il caso compare oggi negli elenchi dei fascicoli ancora aperti della Procura di Busto Arsizio — accostato non a caso proprio a quello del benzinaio di Gorla Minore, quasi a formare un dittico di provincia senza colpevoli.

Due storie, una domanda

Non sono casi identici. Uno ha il movente apparente della rapina, l’altro quello, più
ambiguo, di un regolamento di conti privato. Ma condividono lo stesso destino
giudiziario: un territorio piccolo, dove — si dice sempre — “ci si conosce tutti“, e
due uomini uccisi da qualcuno che, con ogni probabilità, conoscevano. Restano i
fascicoli, le impronte digitali mai abbinate a un nome, e due famiglie che aspettano ancora una risposta che, con ogni anno che passa, sembra sempre più improbabile arrivare.


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