L’Enoteca Chirico nasce nel luglio del 1979, quando a Somma Lombardo il vino è ancora soprattutto un alimento quotidiano. A fondarla è Vito Chirico, papà di Davide, che intuisce come il mercato stia cambiando. Negli anni Ottanta rinnova il negozio, anticipando una trasformazione destinata a modificare il modo di acquistare e consumare vino.

La sua filosofia commerciale si riassume in una frase che è diventata quasi un manifesto: «Lo scaffale è come una bella donna, deve sempre cambiarsi d’abito». Un’idea semplice, che racconta l’importanza di rinnovarsi senza rinnegare la propria storia.

Da allora sono cambiate le abitudini, le occasioni di consumo e anche la clientela. La presenza dell’aeroporto di Malpensa ha inciso sul tessuto economico del territorio, mentre eventi come gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno avuto ripercussioni anche sul settore. Nel frattempo sono arrivate nuove tendenze, dai vini naturali ai prodotti alternativi, fino al crescente interesse per quelli dealcolati.

Davide, che ha studiato chimica, guarda a queste evoluzioni con curiosità, ma anche con spirito critico. Non tutte le novità lo convincono e, soprattutto, non crede che una moda sia sufficiente a rendere interessante un prodotto. Per orientarsi nel mondo del vino servono conoscenza, capacità di valutazione e la disponibilità a farsi un’opinione propria, senza inseguire automaticamente l’ultima tendenza.

Somma Lombardo, casa propria. E un liquore nato per caso

Il Castello di Somma Lombardo
Il Castello di Somma Lombardo

Per Davide, Somma Lombardo è molto più del luogo in cui si trova il negozio di famiglia. È casa, un legame che resiste anche alla possibilità di immaginare un futuro altrove. A tenerlo qui sono la città e le persone che la abitano, con le quali il lavoro in enoteca permette di costruire relazioni che vanno ben oltre la vendita di una bottiglia.

C’è chi entra sapendo già cosa vuole e chi si presenta all’ultimo minuto, magari alla vigilia di una ricorrenza, in cerca del regalo perfetto senza avere la minima idea da dove cominciare. Situazioni diverse, che richiedono ascolto e capacità di consigliare. Ma, secondo Davide, l’esperienza da sola non basta: l’intuito può aiutare, mentre la competenza si costruisce soprattutto attraverso lo studio.

È un approccio che si ritrova anche nella storia del Brugo, il liquore alla camomilla nato quasi per caso e diventato una delle creazioni più riconoscibili dell’enoteca.

Tutto comincia nel 2023, in vista di un evento a Villa Dolci che viene poi cancellato. Restano una trentina di bottiglie e la necessità di capire che cosa farne. Un amico si offre di progettare l’etichetta in cambio di dieci bottiglie, mentre il nome prende forma durante una serata in compagnia. Brugo è la sintesi di «liquore della Brughiera», un richiamo al territorio che non ha bisogno di molte spiegazioni per chi vive da queste parti.

La ricetta viene perfezionata lavorando sull’equilibrio della dolcezza. Il risultato convince e il Brugo comincia a trovare il proprio pubblico: secondo Davide, nel primo anno vengono vendute circa mille bottiglie. Arrivano i clienti che tornano ad acquistarlo e il liquore entra anche nella proposta di un ristorante della zona.

Bottiglia di liquore Brugo alla Camomilla, con etichetta chiara e dettagli floreali, esposta su un bancone di pietra.

Dal negozio all’e-commerce: studiare, sperimentare, usare l’IA

La voglia di sperimentare riguarda anche il modo di gestire l’attività. Quando arriva il momento di realizzare il sito dell’enoteca, Davide decide di occuparsene in prima persona. Il progetto iniziale richiede un investimento importante per una piccola realtà familiare e la prima esperienza con un fornitore non dà i risultati sperati. La soluzione è rimboccarsi le maniche e imparare.

Mentre studia chimica, si dedica anche al funzionamento del sito e dell’e-commerce, fino a realizzare una piattaforma che comincia a generare vendite. Ma aprire un negozio online non significa soltanto mettere i prodotti in vetrina: bisogna anche aiutare i clienti a orientarsi, suggerendo bottiglie che possano incontrare i loro gusti o accompagnare quelle che hanno già scelto.

Il vino non è un club privato

Rendere il mondo del vino più accessibile è anche l’obiettivo del corso organizzato da Davide, la cui prima serata è in programma venerdì 16 ottobre. Il titolo mette subito le cose in chiaro: «Il vino non è un club privato e questo non è un corso di degustazione».

Il percorso prevede cinque incontri dedicati a chi vuole saperne di più senza sentirsi obbligato a diventare un esperto. Si parlerà di come leggere un’etichetta, di termini tecnici e di alcune convinzioni diffuse nel mondo del vino. Tra gli argomenti annunciati ci sono gli archetti e il rapporto con i vini dolci, spesso liquidati con un categorico «io non li bevo».

L’obiettivo non è trasformare i partecipanti in sommelier in cinque serate, ma fornire strumenti per scegliere con maggiore consapevolezza e muoversi con più sicurezza tra bottiglie, etichette e descrizioni. Perché un settore ricco di storia e competenze può risultare affascinante, ma anche intimidatorio quando sembra parlare soltanto a chi ne conosce già il vocabolario.

È una questione che riguarda anche il lavoro quotidiano in enoteca: consigliare il prodotto giusto senza far sentire nessuno fuori posto. Il vino richiede studio e attenzione, ma non dovrebbe diventare una prova d’ingresso per chi vuole semplicemente bere qualcosa di buono.

Dalla bottega aperta nel 1979 al Brugo, passando per l’e-commerce, l’Enoteca Chirico continua a evolversi mantenendo il proprio legame con Somma Lombardo. Cambiano i gusti, si trasformano le abitudini e arrivano nuove tecnologie, ma resta centrale il rapporto con le persone: quelle che entrano in negozio per cercare una bottiglia precisa e quelle che chiedono un consiglio, magari scoprendo qualcosa di nuovo.


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