Il solstizio d’estate, che quest’anno cadrà il 21 giugno alle ore 4.42 (ora italiana), rappresenta il giorno più lungo dell’anno e apre ufficialmente le porte all’estate nell’emisfero boreale.
Per molte popolazioni questo è anche un momento di festa e convivialità. In passato il solstizio coincideva con celebrazioni legate al raccolto del grano e ad antichi culti della fertilità. Il solstizio d’estate è infatti pregno di un significato simbolico che rimanda alla potenza del Sole e alla vita.
Il 21 giugno sarà il giorno più lungo dell’anno e, nelle località poste oltre i circoli polari, sarà possibile assistere al fenomeno del “Sole di mezzanotte”, dove il tramonto non arriva mai.
“Solstizio d’estate.
È la resa della primavera senza più condizioni,
è la vittoria del cielo azzurro.
Tutte le creature volano verso la luce,
spinte da un’interna felicità.”Fabrizio Caramagna
Solstizio d’estate: cosa c’è da sapere
La parola “solstizio” deriva dal latino solstitium, composto da sol (sole) e sistere (fermarsi), e significa letteralmente “sole fermo”. È proprio questa l’impressione che dà l’astro: per alcuni giorni sembra rallentare la sua corsa nel cielo prima di iniziare il lento declino che segue la festa di San Giovanni, il 24 giugno.
Durante il solstizio d’estate il punto subsolare, in cui i raggi del Sole colpiscono la Terra in modo perpendicolare, raggiunge il Tropico del Cancro, alla latitudine di 23°26’13” Nord. Chi si trova su questo parallelo vede il Sole esattamente allo zenit, sopra la propria testa.
Il solstizio si riconosce per la durata minima della notte e la durata massima del giorno. È anche il momento dell’anno in cui il Sole sorge più a nord-est, raggiunge la massima altezza nel cielo e tramonta più a nord-ovest.
Il solstizio d’estate rappresenta il culmine della vittoria della luce sul buio prima del suo graduale declino. Quello d’inverno ne è l’esatto opposto. Una continua danza tra luce e ombra, giorno e notte, crescita e diminuzione della luce solare.
L’iperico, l’erba di San Giovanni

L’iperico, conosciuto anche come erba di San Giovanni, è una pianta officinale dai caratteristici fiori gialli. Secondo la tradizione, se raccolta nella notte del 24 giugno, sprigionerebbe particolari poteri protettivi contro malattie e spiriti maligni.
Anche la medicina tradizionale ne ha valorizzato alcune proprietà, tanto da renderla una delle erbe officinali più conosciute.
Le proprietà tradizionalmente attribuite all’iperico
L’iperico è una pianta erbacea che può raggiungere gli 80 centimetri di altezza. I suoi fiori giallo oro, con petali disposti a stella, sbocciano tra giugno e agosto e prediligono luoghi caldi e luminosi.
È facilmente riconoscibile anche quando non è in fiore grazie alle sue foglie, che sembrano attraversate da minuscoli fori.
In passato i contadini lo coltivavano vicino alle abitazioni o ne appendevano piccoli mazzi a porte e finestre come amuleto protettivo. Veniva collocato persino nelle stalle per proteggere il bestiame.
I fiori sono tradizionalmente utilizzati per preparare oleoliti impiegati nella cura della pelle. All’iperico vengono inoltre attribuite proprietà rilassanti e riequilibranti dell’umore. Si ritiene che tali effetti siano collegati alla presenza di sostanze come l’ipericina, che influenzerebbero alcuni meccanismi del sistema nervoso.
Nel corso dei secoli la pianta è stata utilizzata anche per il trattamento di ferite e ustioni grazie alle sue proprietà cicatrizzanti, oggi ancora sfruttate nell’olio di iperico.
L’oleolito, ottenuto dalla macerazione delle sommità fiorite in oli vegetali come quello di girasole o di mandorle, si distingue per il suo caratteristico colore rossastro ed è tradizionalmente impiegato per lenire la pelle e favorire la rigenerazione cutanea.
Attenzione: l’iperico può interagire con numerosi farmaci, aumentandone o diminuendone l’efficacia. Prima di assumerlo o utilizzarlo a scopo terapeutico è sempre consigliabile consultare il proprio medico.
Le leggende sull’iperico

Sono numerose le leggende che hanno come protagonista questa pianta.
Una delle più antiche racconta che l’iperico sarebbe nato dal sangue di Prometeo, punito da Zeus per aver donato il fuoco agli uomini. Un simbolo della luce della ragione, capace di migliorare la vita degli esseri umani ma anche di renderli consapevoli della propria mortalità.
Un’altra tradizione collega l’iperico a San Giovanni Battista. Secondo la leggenda, la pianta sarebbe germogliata dalle gocce di sangue del santo dopo la decapitazione ordinata da Salomè. Da qui deriverebbe il nome di “erba di San Giovanni”. A sostegno di questo racconto popolare viene spesso citato il fatto che i petali, strofinati tra le dita, rilascino una colorazione rossastra.
La raccolta dell’iperico il 24 giugno è invece legata alle credenze sulle streghe. Si racconta che in quella notte esse si riunissero per festeggiare e che le persone portassero con sé erbe protettive, come iperico e aglio, per tenere lontane le influenze negative.
Le proprietà magiche dell’erba di San Giovanni
Nella tradizione popolare l’iperico è considerato una pianta protettiva contro spiriti maligni, incendi e fulmini.
Alcune leggende raccontano che chi partecipava ai falò di San Giovanni portasse sul capo corone intrecciate con l’iperico. Al termine della festa queste venivano lanciate sui tetti delle case come forma di protezione.
La pianta è inoltre protagonista di rituali di purificazione e della preparazione dell’acqua di San Giovanni. Secondo alcune credenze popolari, portarla con sé aiuterebbe ad allontanare le malattie stagionali e la tristezza.
Un’antica usanza sosteneva che una ragazza nubile, mettendo un rametto di iperico sotto il cuscino nella notte di San Giovanni, avrebbe potuto sognare il volto del futuro marito.
Tra scienza, folklore e tradizioni popolari, l’iperico continua ancora oggi a essere uno dei simboli più affascinanti del periodo del solstizio d’estate e delle celebrazioni dedicate a San Giovanni.





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