Si parla spesso dei “Boschi della Droga” nella provincia di Varese, ma cosa succede? I sentieri dove un tempo si facevano passeggiate, oggi sono terreno per spaccio e accampamenti. Secondo le indagini, i pusher della zona arriverebbero tutti dalla stessa città, Oued Zem, in Marocco.
Le indagini nei Boschi della Droga
Stando a quanto riportano le indagini, gli spacciatori dei Boschi della Droga arrivano tutti dalla stessa città, un agglomerato urbano di centomila abitanti sulla strada fra Casablanca e Beni Mellal. Sembra che le persone che arrivano in Europa per mandare soldi nel loro Paese di origine facciano parte tutti delle stesse famiglie e si conoscano fra loro.
Questo rende la rete dei pusher forte e praticamente impenetrabile. Nonostante l’arrivo dei Carabinieri, infatti, sventare lo spaccio e i reati degli spacciatori in questione è difficilissimo: risultano infatti essere molto organizzati e quasi pronti a livello militare per far fronte a ogni emergenza. Ma qual è l’habitat?

I clienti
I Boschi della Droga vantano, se così possiamo dire, un mercato fiorente i cui maggiori clienti sono autoctoni e svizzeri. Fra questi figurano anche insospettabili: mamme con bambini, pensionati e ragazzi come tanti altri.
Alcuni collaborano addirittura con i pusher, fornendo informazioni utili per continuare indisturbati le attività di spaccio. Al fine di svolgere le indagini al meglio, anche qualche agente sotto copertura è tenuto a rimanere in contatto con i suddetti.
Non tutti, però, hanno intenti benevoli: qualche tempo fa, infatti, alcuni Carabinieri sono finiti sotto indagine – successivamente arrestati e sospesi dal servizio – per rapine ai danni degli spacciatori. Ma cosa succede, oggi, nei Boschi della Droga?

Le inchieste sui Boschi della Droga nel Varesotto
I Boschi della Droga è il nome che viene usato per indicare diverse zone dove lo spaccio è all’ordine del giorno; parliamo di piccoli comuni e frazioni. A Ferrera, per esempio, il mercato dello spaccio è gestito dagli stessi che – nel periodo del Covid – si allenavano a sparare. Le testimonianze non arrivano solo da chi indaga, ma anche e soprattutto da gente che abita il luogo.
Il collegamento con l’Isis
Sembra impossibile da credere (e forse lo è davvero), ma alcune indagini portano a un inevitabile collegamento con la matrice terroristica dell’Isis. In poche parole, gli spacciatori dei Boschi della Droga non sarebbero semplici pusher, ma praticanti dello jihadismo. Come accennato, pare davvero incredibile – in accezione negativa – che una cellula di pericolosi terroristi svolga la sua attività proprio nella provincia di Varese, eppure c’è chi dice che dalle fattorie della zona sia scomparso nel corso del tempo dell’azoto a granuli (che serve per costruire ordigni).
Alcuni farmacisti, poi, hanno evidenziato un aumento di ricette contraffate e mostrate da persone di origine estera, in maggioranza provenienti dal Marocco, per l’acquisto di farmaci che abbassano la soglia del dolore o che hanno un effetto stimolante. Proprio alcune di queste sostanze, infatti, vengono usate spesso dalle milizie dell’organizzazione Isis.
Questo, dunque, porta a credere che nei Boschi della Droga non ci sia uno spaccio “casereccio”, ma che sia invece gestito da un’organizzazione para-militare composta da gente addestrata al svolgere al meglio il proprio compito. Cosa c’è di vero? Al momento nulla di tutto ciò è dimostrato, ma nella zona ci si inizia a fare qualche domanda in più…





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