C’è un modo diverso di attraversare un cimitero. Non in punta di piedi, ma con occhi curiosi e mente aperta. Sabato 28 febbraio 2026, dalle 14 alle 17, a Viggiù, sarà proprio questo il cuore dell’iniziativa ospitata nella cornice elegante di Villa Borromeo.
Protagonista del pomeriggio è «Vivi – Vivere il cimitero di Viggiù. Fruire diversamente gli spazi funerari», progetto dell’Università degli Studi dell’Insubria sostenuto da Fondazione Cariplo. Un’iniziativa che intreccia ricerca scientifica, valorizzazione culturale e partecipazione pubblica per rileggere il cimitero storico come luogo di conoscenza, memoria condivisa e patrimonio collettivo.
Dalle 14 alle 15: laboratorio di antropologia biologica
La prima parte del pomeriggio è riservata agli studenti universitari, con un workshop di antropologia biologica (massimo 20 partecipanti) allestito nel Laboratorio di Antropologia del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita, all’interno della villa.
Non una lezione frontale, ma un’esperienza concreta: ricomporre anatomicamente uno scheletro, ricostruirne il profilo biologico, determinare sesso ed età alla morte. In altre parole, entrare nel laboratorio dove la scienza dialoga con il tempo e prova a tradurre le ossa in storie.
Il workshop è pensato per studenti dei corsi dell’area biologica, sanitaria e motoria: Biotecnologie, Scienze biologiche, Medicina e chirurgia, Professioni sanitarie, Scienze motorie e affini. Per partecipare è necessario iscriversi scrivendo a info@bioarcheo.it.
Dalle 15: incontro aperto alla cittadinanza
Dalle 15 in poi, le porte si aprono alla comunità. L’incontro pubblico sarà dedicato alla presentazione dei risultati del progetto Vivi e alle prospettive future.
L’idea è semplice e potente insieme: il cimitero non solo come luogo di sepoltura, ma come archivio a cielo aperto, spazio storico, paesaggistico e culturale. Un luogo che racconta chi siamo stati e, in filigrana, chi stiamo diventando.
Sarà un momento di dialogo tra università, territorio e cittadini, in cui la ricerca esce dalle aule e si intreccia con la vita quotidiana. Perché la memoria non è polvere da custodire sotto vetro, ma materia viva da interrogare.
Per chi studia, per chi lavora, per chi semplicemente abita questi luoghi: un pomeriggio per scoprire che anche tra lapidi e viali silenziosi può nascere una conversazione nuova tra passato e presente. A Viggiù, il 28 febbraio, la memoria si fa laboratorio. E invita tutti a entrare.







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