“Maybe happiness is something that we can only pursue. And maybe we can actually never have it, no matter what”.

Guardando La ricerca della felicità non riesci a restare spettatore. A un certo punto, smetti di osservare Chris Gardner ed inizi ad empatizzare con la sua situazione fino a farti avvolgere da un senso di profondo sconforto.

Siamo a San Francisco, all’inizio degli anni ’80, e Chris (Will Smith) è un uomo che prova a restare a galla mentre tutto intorno affonda. I soldi non bastano mai, anzi scarseggiano. Il matrimonio si sgretola, e quando Linda (Thandie Newton) se ne va, lasciandogli il piccolo Christopher (Jaden Smith), il mondo gli cade addosso. Da quel momento è solo. Solo con un bambino per mano e nessuna certezza in tasca.

Accetta uno stage non pagato in una società di consulenza finanziaria, scommettendo tutto su una possibilità minuscola. Nel frattempo dorme nei rifugi per senzatetto, nelle stazioni, nei bagni pubblici. Ci sono scene che toccano il cuore, perché non cercano la lacrima facile: mostrano la dignità che resiste anche quando non hai più nulla. Sembra una di quelle storie che Maria De Filippi racconta con tono scandito a “C’è posta per te”, dove il lieto fine sembra non arrivare mai.

Quel padre che chiude la porta di un bagno per trasformarlo in una cameretta improvvisata è una delle immagini più forti del film. È lì che capisci che l’amore, a volte, è semplicemente resistere. Quello che mi colpisce di più non è la scalata al successo. È la fatica quotidiana. È Chris che sorride al figlio anche quando è distrutto. È la sua capacità di non lasciarsi definire dalla sconfitta. È il modo in cui continua a credere in se stesso mentre il mondo sembra prenderlo a schiaffi.

Muccino racconta una storia vera, quella di Chris Gardner, ma soprattutto racconta una verità universale: ci sono momenti in cui la vita ti mette in ginocchio, e l’unica cosa che puoi fare è decidere se restarci o rialzarti.

Questo film non dice che i soldi fanno la felicità, ma non è nemmeno una favola che spiega che “i soldi non fanno la felicità”. Anzi, è qualcosa di più profondo, perché La felicità non è mai dietro l’angolo.

La felicità è un percorso accidentato, fatto di cadute, rinunce e paure. Va cercata scavando dentro se stessi, affrontando ostacoli che sembrano più grandi di noi. Ma quando finalmente la si raggiunge — anche solo per un istante — ci si rende conto che ogni sacrificio aveva un senso.

La felicità non si compra. Ma con determinazione, umiltà, speranza e una buona dose di coraggio… si può conquistare. O almeno è quello che speriamo.


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