Busto Arsizio, ottobre 1951. In una villetta di via Galilei, al civico 3, viene ritrovato il
corpo senza vita di Silvia Da Pont, cameriera bellunese. Prima di morire, la donna è rimasta 44 giorni in stato di incoscienza, nascosta nella cantina di un uomo che tutti in città conoscono come persona per bene: Carlo Candiani.

Un cavaliere insospettabile: chi è Carlo Candiani

Carlo Candiani ha settant’anni, è vedovo due volte, ex commerciante di macchine
per cotonifici. Appassionato di farmacologia ed erboristeria, abita al piano rialzato
della sua villetta, in una Busto Arsizio ancora fatta di reputazioni da difendere e
vicinato che osserva. È il tipo di uomo — distinto, rispettato — di cui nessuno
sospetterebbe mai.

A dare la svolta alle indagini sono la sorella maggiore della vittima, Maria, babysitter a Zurigo, e il capitano dei carabinieri Mongelli, comandante della Stazione di Busto Arsizio. Interrogato, Candiani prova prima a minimizzare: dice di aver visto Silvia per l’ultima volta il 7 settembre 1951, quando si sarebbe sentita male, cadendo tra le sue braccia. Preso dal panico — sostiene — l’avrebbe nascosta in cantina.

Il capitano Mongelli non gli crede. E insiste, finché Candiani non crolla e confessa la verità: aveva rapito la ragazza narcotizzandola, per poi tenerla segregata,
somministrandole dosi di laudano — un derivato dell’oppio — ed etere.

Una reputazione più importante di una vita

Silvia Da Pont muore così, lentamente, nella cantina di un uomo che avrebbe potuto salvarla in qualsiasi momento e non lo fa. Non per crudeltà pura, ma per qualcosa di più freddo: la paura di essere scoperto, di perdere il proprio nome, la propria rispettabilità di “cavaliere” di provincia.

Candiani firma la confessione, poi la ritratta. Ma le prove raccolte bastano: il 30
aprile 1953 la Corte d’Assise di Milano lo condanna a 25 anni di reclusione per
omicidio volontario, ratto e occultamento di cadavere. In appello, il 4 novembre dello stesso anno, la pena viene ridotta a 14 anni, con il reato derubricato in
omicidio preterintenzionale. In Cassazione scenderà ancora, a 13. Candiani morirà
nel carcere di Parma nel 1957, senza aver mai scontato per intero la condanna.

Cosa resta della storia di Silvia Da Pont

Il delitto di via Galilei non è un caso di cronaca nera qualunque: è la fotografia di una provincia che, nel dopoguerra, preferiva credere alle apparenze. Un uomo perbene, di giorno. Un aguzzino, di notte, nella propria cantina. E una ragazza arrivata da lontano per lavorare, lasciata morire lentamente perché la verità sarebbe costata più cara di una vita.


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