Ci sono libri che raccontano delle storie e libri che sembrano parlare direttamente con i luoghi. “Vado a parlare con i gerani”, nuova raccolta di racconti e romanzi brevi di Claudio Bollentini, appartiene decisamente alla seconda categoria. Dopo la recente presentazione a Samarate all’interno del festival FilosofArti, l’autore porterà il volume anche a Varese sabato 30 maggio alle ore 16 nella sede dell’Associazione Nazionale Carabinieri di via Romagnosi 9.
L’incontro sarà introdotto e moderato dal professor Roberto Leonardi, docente dell’Università di Brescia e presidente della sezione varesina dell’ANC.
Autopubblicato nel 2025 attraverso Amazon, il libro raccoglie testi scritti tra il 2020 e il 2025 e costruiti attorno a due ideali trilogie, una milanese e una ticinese. A fare da collante non è soltanto la geografia, ma soprattutto l’Insubria, territorio che nei racconti di Bollentini smette di essere semplice sfondo per diventare presenza viva, quasi un personaggio silenzioso che osserva, accompagna e condiziona le vicende umane.
Classe 1963, nato a Milano ma diviso da anni tra l’alto Varesotto e Novalesa in Piemonte, Bollentini arriva dal mondo della comunicazione e dei media digitali. Negli anni ha lavorato tra immagine, tecniche di influenza, blog, portali e social network, ma nei suoi racconti sembra cercare soprattutto il contrario della comunicazione veloce: relazioni umane, dialogo, sensualità, memoria e dettagli quotidiani.
Le storie raccolte nel volume si muovono infatti dentro scenografie quasi teatrali, dove amicizia, amore e fisicità vengono raccontati in modo diretto e realistico. E proprio il territorio diventa il filo che tiene insieme tutto: strade, paesi, atmosfere e paesaggi trasformano la narrazione in una riflessione più ampia sull’identità e sul modo in cui i luoghi modellano le persone.
Nel libro si percepisce anche un evidente omaggio ai grandi narratori dell’Insubria, da Piero Chiara a Giovanni Testori, passando per Dino Buzzati e Gianni Brera. Autori che hanno saputo raccontare province, confini e umanità marginali senza mai trattarle come periferie del mondo, ma come centri emotivi pieni di storie.
La presentazione varesina sarà quindi non soltanto un incontro letterario, ma anche una conversazione sul territorio e sul suo immaginario. Un modo per guardare Varese e l’Insubria con occhi meno distratti, come si guarda qualcuno con cui si ha ancora qualcosa da dirsi.







Lascia un commento