Di castagne ce ne sono tante, ma solo una si mette in tasca per scacciare il raffreddore.
Se in autunno hai raccolto una castagna lucida, rotonda e bellissima, ma dal sapore amarissimo, hai trovato una castagna matta. Non è il frutto del castagno. È il seme dell’ippocastano.
La castagna matta, il cui nome scientifico è “Aesculus hippocastanum”, è comunemente detta anche castagna d’India, castagna amara, castagna selvaggia.
L’albero è l’ppocastano, quello che vedi nei viali cittadini, nei parchi, davanti alle scuole. Può arrivare a 30-40 metri, ha foglie a ventaglio a forma di mano e fiori bianchi a candelabro in primavera. Il suo frutto è verde, con aculei corti e radi, e dentro contiene un solo seme grosso, marrone, liscio e brillante.
Non c’entra nulla con la “Castanea sativa”, il castagno che ci regala castagne e marroni commestibili.
Il nome “hippocastanum” viene dal greco: “hippos’ = cavallo e ” kastanon = castagna. Un tempo i semi venivano tritati e dati ai cavalli per curare tosse e affanno.
La castagna commestibile ha il riccio: marrone, fittissimo di spine lunghe e pungenti, contiene 2-3 frutti . Ha una forma più piccola, schiacciata su un lato, con un ciuffetto appuntito e un sapore dolce.
La castagna matta invece ha il riccio verde, con punte corte e distanziate e contiene 1 solo frutto Ha una forma grossa, rotonda, liscia, senza ciuffetto e con un sapore amarissimo.
Trucco della nonna: se non sei sicuro, annusala in cottura. La castagna matta emana un odore sgradevole e acre.
ATTENZIONE: È TOSSICA. Infatti contiene escina e saponine. Se ingerita provoca nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e nei casi gravi lesioni intestinali e renali. Mai mangiarla.
Ma perché le nonne la tenevano in tasca? Una delle credenze popolari più radicate in Italia vuole che se metti una castagna matta in tasca non ti ammali. Perciò i nostri nonni in autunno e inverno, prima di uscire, si mettevano una castagna matta liscia e dura nella tasca del cappotto.e questa si diceva che tenesse lontani raffreddore, reumatismi e dolori da freddo e che “assorbisse” l’umidità e scaldasse il corpo.
Non c’è alcuna base scientifica, ma il gesto aveva un valore affettuoso e rituale. Era un piccolo portafortuna liscio da rigirare tra le dita, un promemoria per prendersi cura di sé quando arriva il freddo. Ancora oggi molti la portano come amuleto.
Per conservarla: scegli quella più dura e lucida, senza crepe. Lasciala asciugare 2-3 giorni in un posto ventilato e poi tienila in tasca o in un sacchettino di stoffa, lontano dall’umidità.
Comunque è vero che non è commestibile ma si usa in fitoterapia ed estetica, infatti l’estratto di ippocastano, ricco di escina, è usato per gambe pesanti, vene varicose, emorroidi e cellulite e per la sua azione antinfiammatoria e drenante.
La castagna matta è la cugina velenosa ma affascinante della nostra castagna. Bella da vedere, pericolosa da mangiare, ricca di storia. La prossima volta che ne trovi una per terra, non buttarla: puliscila, mettila in tasca e porta con te un pezzo di tradizione contadina.





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