Ce n’è voluta, ragazzi, eh… però a sto giro ho messo in saccoccia un altro traguardo che volevo fare da un po’!

Impegnativo? Sì, ma che soddisfazione!

A dir la verità non pensavo nemmeno di farcela, ma arrivato lì sotto… che faccio, non vado? Concentratissimo sul respiro, ho messo in fila una pedalata dopo l’altra (ovviamente non al ritmo di Pantani) e sono arrivato in cima!

Mappa di un percorso ciclistico con un tracciato arancione, evidenziando un'escursione di 127,18 km con un dislivello di 1.846 m e un tempo di 6 ore.

C’ho messo quasi tutto il lunedì dopo per realizzare… figa, l’ho fatto davvero!

Era da un po’ che anche qualche amico di pedalata lo proponeva… ma ho sempre rifiutato dicendo: “Ma va, mica ce la faccio”! Eppure, in una fresca domenica di fine settembre, è successo.

Ore 7:15, saluto la luna e via… ritrovo al baretto alle 7:30, caffè corretto Vecchia Romagna (perché quel rampegone di Marcello lo fa sempre) e si parte!

15 gradi… a Somma avevo già aperto l’antivento. Il ritmo è perfetto, 27/30 km/h! Prendo tutta la scia dei ragazzi, tanto loro son più allenati, mica mi sogno di dargli il cambio! 😂

Alla seconda rotonda dopo il ponte di Sesto si fa quasi inversione per percorrere una strada meno trafficata e in mezzo al verde (Marcello le sa tutte) e raggiungiamo Comignago, di seguito Oleggio Castello, Paruzzaro e, fra Invorio e Bolzano Novarese, si inizia a salire piano piano.

Borghetto, sfioriamo Vacciago e ci fermiamo a Miasino. L’effetto Vecchia Romagna è svanito.

Tre ciclisti in posa su una strada di montagna, con torri di comunicazione sullo sfondo e cielo azzurro.

In ordine cronologico ingurgito barretta carbo alla banana, caffè, sigaretta e un gellino che non si sa mai… da qui in poi non si scherza più!

Ad Armeno siamo già a 550 mt. A Cheggino il primo mostro mi appare davanti, un chilometro di salita al 13%!

L’amico Pino si inchioda a un terzo, ma so che tanto salirà. “Chiudo gli occhi” e continuo, se mi fermo adesso non salgo più… e daje che passo il tornante col cuore in gola mentre la salita si fa meno ripida!

Grido: “Pino, dai che smolla!” e riparte anche lui!

Smolla… hahahaha! A Luciago siamo ancora al 9%.

E continua così per un po’: tra un 8, 4, 6% si va avanti… tra un tornante e l’altro butto un occhio a sinistra al lago d’Orta e uno a destra al lago Maggiore. Passando il santuario della Madonna di Luciago incrocio Marcello che scende per dare un occhio a Pino! … Marcello non è umano!

Una piccola cappella accanto a una strada, con un motociclo parcheggiato davanti e alberi sullo sfondo.

Arrivo alla cappella di San Bernardo e quasi mi commuovo! Da ragazzino mio padre mi costringeva a venire a funghi con lui proprio qui… Non che non mi piacesse, eh… ma qualche volta l’ho vista già alle 6:00 del mattino anche se ero tornato dalla discoteca alle 3:00!

Il momento nostalgia continua ancora un attimo con la sosta pipì dietro il guard rail. Pisciatina panoramica!

Intanto inizio a sentire campanacci… Caprette al pascolo, un occhio al ciclocomputer che segna i 1300 metri… dai che ci siamo quasi!

Due tornanti croccanti e rivedo scendere Marcello che nel frattempo mi aveva ripassato! Mi sorpassa un ciclista e, vedendomi un po’ provato, mi dice: “Tienine un po’ per dopo”.

Incontro il fotografo a cui dico ironicamente: “Sembra facile!” Lui mi rincuora, dicendomi che ormai ero arrivato. Beh… nel mondo del ciclismo amatoriale se ne dicono di cazzate… ma quella domenica no!

Vista di una montagna con ciclisti e pedoni, parcheggiati alcuni veicoli, sotto un cielo blu sereno.

L’ultimo chilometro vero… peccato fosse con un 10% di pendenza!

La mia scusa per non mollare è che se mi fermo cado, quindi a denti stretti uccido anche il mostro finale e, come disse Messner quando scalò l’Everest, anch’io esclamai: “Figa, ma è in alto”!

Pino e Marcello arrivano in coppia, tre bionde medie non ce le leva nessuno! Per non sbagliare facciamo anche un secondo giro e un bel piatto di tagliatelle ai funghi!

Un ciclista su una strada asfaltata lungo un lago, con alberi e una strada di legno sulla sinistra. Il cielo è sereno e blu.

Un po’ di relax, giusto per smorzare un attimo l’adrenalina, e si scende dall’Alto Vergante… alberi su alberi prima di incontrare il casello della Strada Privata Borromea e poi giù a bombazza fino a Meina, dove salutiamo più da vicino il Maggiore!

L’ultimo caffè ad Arona prima del rientro e alè, nel classico traffico domenicale!

Che dire… un’esperienza che sicuramente rifarò!

Un grazie agli amici che mi hanno aiutato in quest’impresa e un grazie a mio padre per avermi fatto conoscere il Mottarone quando ero piccolo! ❤️


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