Ci sono storie di cronaca nera che restano impresse non solo per la violenza del
gesto, ma per tutto quello che avrebbe potuto impedirlo e non l’ha fatto. La storia di Daniele Paitoni, sette anni, ucciso dal padre a Morazzone la sera del 1° gennaio
2022, è una di queste.

Cosa è successo a Daniele Paitoni?

Davide Paitoni, quarant’anni, era ai domiciliari da fine novembre 2021 per aver
aggredito con un cutter un collega di lavoro. Nei suoi confronti pendeva anche una
denuncia del 2019 per maltrattamenti in famiglia, scattata non dalla moglie ma da
alcune segnalazioni esterne. Era in corso una separazione, difficile, da circa un anno e mezzo. Nonostante questo quadro, il gip aveva autorizzato l’uomo a incontrare il figlio e la ex moglie: gli arresti domiciliari erano legati a un fatto — l’aggressione al collega — che i giudici avevano ritenuto scollegato dai rapporti familiari.

Il delitto

Il primo gennaio, alle 13, la madre porta il bambino dal padre come da accordi. Nel
pomeriggio, prima ancora di dirigersi verso l’abitazione dell’ex moglie, Paitoni uccide il figlio nella propria casa. Nasconde poi il corpo in un armadio, lasciando alcuni biglietti scritti a mano in cui annuncia l’intenzione di uccidere anche la moglie e togliersi la vita. Con la scusa di riportarle il bambino, raggiunge la donna a Gazzada Schianno e la accoltella ripetutamente: lei riesce a dare l’allarme e a sopravvivere. Lui fugge, e viene rintracciato dai carabinieri solo all’alba del giorno successivo, nascosto in una zona boschiva tra Viggiù e il Colle Sant’Elia.

Il movente

Secondo il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, l’omicidio va
inquadrato come una ritorsione nei confronti della moglie, aggravato dalla
premeditazione: nelle settimane precedenti, infatti, Paitoni aveva mantenuto un comportamento definito “impeccabile” durante ogni incontro con il bambino, fino
all’ultimo, prima del gesto.

Il dibattito

Il caso ha aperto un dibattito nazionale sulle falle del sistema giudiziario nella
gestione degli affidamenti quando c’è un genitore con procedimenti penali in corso.

L’allora ministra della Giustizia, Marta Cartabia, dispose accertamenti urgenti
sull’operato dei magistrati coinvolti. Restò a lungo aperta la domanda su come due
uffici giudiziari — quello penale, che si occupava dell’aggressione al collega, e quello civile, che gestiva la separazione — non avessero condiviso le informazioni
necessarie a valutare il rischio prima di autorizzare gli incontri.

Il sindaco di Morazzone, Maurizio Mazzucchelli, proclamò il lutto cittadino, condiviso con Gazzada Schianno, il comune dove viveva la madre. I funerali di Daniele si tennero il 7 gennaio nell’oratorio che il bambino frequentava.

Una vicenda che si inserisce, purtroppo, in una serie più ampia di casi simili
verificatisi in Italia negli stessi anni — figli uccisi durante incontri con un genitore
separato — e che ha riacceso, ancora una volta, la richiesta di strumenti di tutela più efficaci, come gli “spazi neutri” con la presenza di un educatore, per gli incontri tra genitori a rischio e i loro bambini.


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