La morte di Fabio Rapalli è uno di quei misteri insolvibili all’italiana: cosa è successo all’ex carabiniere? La scena del crimine è stata descritta come sospetta e da “rito satanico”. La zona, poi, la conosciamo bene: è la stessa in cui hanno operato le Bestie di Satana. I casi sono collegati?
Per anni la famiglia Rapalli ha chiesto di aprire nuovamente le indagini e fare luce su cosa è accaduto a Fabio, ma la Procura ha negato loro questa possibilità: il caso è chiuso e bisogna andare avanti. Eppure si sa che per ogni cold case c’è qualcuno che chiede giustizia.
I fatti
Il caso di Fabio Rapalli è uno dei più controversi della cronaca nera degli Anni Novanta, ma perché è associato a quello delle Bestie di Satana? È vero, si tratta di una morte avvenuta in Lombardia, anche se è difficile capire la sua vera connotazione. Ci troviamo a Montù Beccaria, nella provincia di Pavia, è il 19 maggio del 1996. Qualche mese dopo, a questa sparizione, si aggiungerà quella di Christian Frigerio, anche lui nominato spesso nel caso delle Bestie.
Cosa è successo a Fabio Rapalli?
La misteriosa scomparsa – e la successiva morte – di Fabio Rapalli ancora oggi sconvolgono l’opinione pubblica e tutta la provincia. È il 16 maggio del 1996; il 31enne esce di casa con la sua moto Aprilia Pegaso e si allontana moltissimo, contrariamente alle sue abitudini. Rientra la sera, sconvolto. La famiglia non smette di fare domande e lui dopo un po’ racconta di essere stato a Genova. Ma a fare cosa? Rincasando, Fabio è passato per la Cisa. La giornata finisce, domani è un altro giorno.
Ne passano tre: è il 19 maggio del 1996, Rapalli – di nuovo – esce di casa molto presto; alle 08:20 è già al mercato di Castel San Giovanni, a otto chilometri da Montù, nella provincia di Piacenza. Tutto questo appare insolito. Lì incontra un conoscente e compra un paio di guanti da lavoro, pesanti. Cosa deve farci? Alle 10:30 ritorna a casa, come testimonia un abitante del quartiere. Lo stesso, poi, vedrà Fabio Rapalli allontanarsi ancora in sella alla sua moto. Da quel momento è una persona scomparsa.
Il ritrovamento
Fabio Rapalli viene ritrovato. Morto. Sono passati quattro mesi, è il 7 settembre dello stesso anno: due cacciatori scoprono un cadavere in stato di mummificazione lungo il passo della Cisa, località Montelungo, nel comune di Pontremolli. La scena è raccapricciante: la testa è staccata e lontana dal corpo, da un ramo pende una corda con un nodo scorsoio. Ai piedi del grande albero c’è una candela e un coltello da cucina infilato nella terra. Ancora, poi, due accendini e un astuccio portapatente, nuovo. È impossibile decretare che quello sia proprio Fabio, ma il calco dentario e il DNA lo confermano: è lui.
La scena del crimine
Le indagini si affrettano a decretare che si tratti di suicidio, ma qualcosa per amici e parenti non torna: perché la candela è perfettamente immacolata, come se fosse stata poggiata lì poco prima. Il nodo scorsoio è strano: Fabio Rapalli non era capace di crearne uno simile, anzi, chi lo conosce dice che non sarebbe stato in grado nemmeno di “allacciarsi le scarpe”. Le parti metalliche degli accendini presenti sulla scena sono intatte, la ruggine non è presente affatto. Il casco e la moto invece non ci sono, saranno rinvenuti il 2 novembre a seguito di una telefonata anonima ai Carabinieri. Secondo la Procura, la chiamata è un tentativo per ricondurre le indagini all’ipotesi di sequestro, già vagliata in fase iniziale. Gli inquirenti, comunque, procedono per la pista omicida.
I casi di Fabio Rapalli e Roberto Bossi sono collegati?
Ad aggiungere mistero nel mistero c’è un’altra morte strana e improvvisa: quella di Roberto Bossi. Il 7 giugno del 1997, un anno dopo la scomparsa e la morte di Fabio Rapalli, nel cimitero di Costa Montafedele, dove il 31enne riposa provvisoriamente, qualcuno – con una sostanza oleosa e traslucida – traccia sulla sua tomba il disegno di una forca a tre punte e la scritta “Siamo noi”.
Nel 1998, invece, precisamente il 25 novembre, nella zona di Montelungo di Pontremoli, viene ritrovato il corpo di Roberto Bossi, un autotrasportatore di Castel San Giovanni. Anche lui, come Fabio, ha 31 anni. Il cadavere è nella Volvo di suo padre. La morte è avvenuta dopo l’ingerimento di soda caustica. I due casi sono collegati? Oggi, dopo quasi 30 anni, ancora non si sa.

Il collegamento con le Bestie di Satana
Vuoi o non vuoi, se c’è una morte sospetta nella provincia lombarda, qualsiasi essa sia, tornano in pista le Bestie di Satana e la suggestione che il gruppo possa essere responsabile di altre morti, oltre le quattro accertate dalle indagini e dalle testimonianze. In questo caso, l’associazione fra i delitti della setta e la tragica dipartita di Fabio Rapalli era arrivata da Claudio Ghini, ex maresciallo dei Carabinieri, oggi titolare di un’agenzia di investigazioni a Stradella.
Secondo Ghini, la storia di Rapalli avrebbe qualche attinenza con il gruppo criminale: nel 2023, quindi, l’ex maresciallo ha depositato una relazione di circa 30 pagine alla Procura di Marra Carrara, indicando per quale motivo, nella sua opinione, i casi sarebbero collegati. Si parla di un immobile a Costa Montefedele – dove Fabio viveva con la sua famiglia – che le Bestie di Satana avrebbero avuto in uso negli anni della loro attività omicida. È la prima volta che una circostanza del genere viene menzionata in riferimento alla setta. Questo, in effetti, lascia pensare: si tratta di semplice suggestione o di fatti che hanno un’effettiva connessione fra loro? Questa domanda dovrà attendere per avere risposta.
Le indagini recenti
Il PM di Massa Carrara, Giulia Giancola, ha deciso di negare la riapertura delle indagini, anche dopo la relazione di Claudio Ghini in riferimento al possibile coinvolgimento delle Bestie di Satana. Secondo il Pubblico Ministero, infatti, non ci sarebbero gli elementi, se non puramente esplorativi, per pensare a una circostanza del genere.
La relazione di Ghini, tuttavia, si basa su una ricerca compiuta in 15 anni di lavoro. Ricerca, ovviamente, svolta per conto della famiglia Rapalli. Ma perché l’ex maresciallo ha ipotizzato che il 31enne potesse avere un qualche legame con le Bestie di Satana?
La risposta arriva da lontano: nel 1996, poco prima di sparire e morire, precisamente un mese prima, Fabio Rapalli arrivò a chiedere, a bruciapelo, a Don Luciano Chiesa (il parroco di Costa Montefedele) se il Diavolo esistesse davvero oppure no. Basta questo per associarlo alle Bestie? La domanda resta, così come il caso, restano ancora oggi irrisolti.





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