Il 21 giugno è il giorno in cui cade il Solstizio d’Estate: in Astronomia rappresenta il momento esatto in cui il Sole raggiunge il punto di inclinazione massima, regalando alla Terra una lunga giornata di luce; per l’Antropologia, invece, è un evento ricco di storia, di tradizioni e di credenze popolari.
Non solo folklore, ma anche storia e cultura antica vera e propria. I più affezionati continuano a seguire le scie dei nostri avi, creando un ponte fra passato e presente grazie alle usanze tramandate nel tempo.
Fin dai tempi antichi, l’ufficiale inizio dell’estate ha rappresentato per i popoli un momento di rinascita e di grande forza positiva; in passato, infatti, veniva celebrato per favorire un anno venturo ricco di abbondanza. Il Solstizio d’Estate cade fra il 20 e il 22 giugno ed è il giorno più lungo dell’anno, ragion per cui le credenze popolari tramandate di generazione in generazione esaltano la luce, il caldo e la prosperità.
📜 Cenni storici
Per gli antichi Romani, il Solstizio d’Estate era associato a Giano Bifronte, il Dio delle soglie, dei portali e dei cambiamenti.
I Celti, invece, accendevano grandi falò in onore del Sole, che – come accennato – in questo giorno raggiunge la sua massima elevazione in positivo, contrariamente a quanto avviene per il Solstizio d’Inverno, a dicembre.
Dai Romani ai Celti, comunque, il giorno più lungo dell’anno ha sempre rappresentato un momento dall’innata solennità; uno spazio in cui le forze della natura si esprimono al loro meglio. Un punto di riferimento, insomma, per le cose belle in arrivo.
🧠 Cenni antropologici
Gli antropologi hanno studiato a lungo l’impatto del Solstizio d’Estate sugli uomini, arrivando alla conclusione che abbia rappresentato, in tempi remoti, una connessione invisibile tra l’Inverno e l’Estate e – soprattutto – un ponte per favorire il passaggio degli Dei.
Ancora oggi il giorno più lungo dell’anno viene festeggiato con danze, riti e piccole tradizioni arrivate ai tempi attuali grazie al tramandamento orale.
🔮 I riti
Esiste un particolare rito, chiamato “della barchetta di San Pietro”, che rappresenta appieno la tradizione popolare di cui stiamo parlando. Questo rituale è diffuso soprattutto nel Nord Italia.
In altre località del nostro Paese, invece, il rito viene celebrato in onore di San Giovanni, lo stesso che battezzò Gesù Cristo. In entrambi i casi, comunque, le due figure cardine del cerimoniale sono intimamente legate proprio all’Acqua. 💧
Ma in cosa consiste, di fatto?
È possibile onorare il rito in due date diverse:
📅 la notte del 24 giugno – festa di San Giovanni –
📅 o quella fra il 28 e il 29 giugno – festa di San Pietro e Paolo.
👉 Procedere è molto semplice: si inizia con il riempire una brocca di vetro con dell’acqua in cui si immerge l’albume di un uovo. Questo composto, poi, verrà lasciato su un davanzale all’aperto.
Grazie alla naturale rugiada notturna e alle variazioni di temperatura, l’albume all’interno della brocca si coagulerà, formando una “barchetta” con vele e alberi tipici di un’imbarcazione.
Secondo la tradizione, ciò che si creerà avrà il potere di predire il futuro.
- Se le vele della barca saranno aperte, ci sarà prosperità e bel tempo
- Se invece risulteranno chiuse, si preannunceranno temporali e difficoltà
Il rito, tuttavia, nel corso del tempo ha subìto delle variazioni: in epoca moderna, infatti, sono state utilizzate bottiglie del latte o brocche in terracotta e ceramica. Non essendo queste ultime trasparenti, il composto veniva versato in un contenitore più grande e trasparente, cambiando così la sua forma.
Nonostante questo potesse risultare un piccolo intoppo, secondo gli studiosi, ai fini della divinazione non vi era alcun mutamento.
Chi invece non ha una spiritualità sviluppata, ha spesso celebrato il Solstizio d’Estate con rituali popolari e meno divinizzati. Un esempio sono i bagni di mezzanotte, usati come evento purificatore.
Ancora, poi, esiste il rito dei Nove Fiori: nella notte di Solstizio – o in quella della notte di San Giovanni – si raccolgono erbe aromatiche e fiori considerati speciali (un esempio possono essere la lavanda, l’iperico, il rosmarino, la camomilla e la menta).
Tutti gli elementi, poi, vengono lasciati in una ciotola piena d’acqua, anche in questo caso all’aperto.
🌿 Al mattino, poi, sarà premura di chi esegue il rito lavarsi il viso e le mani con il composto creato la notte prima, attirando salute e benessere come una sorta di benedizione da parte della Natura.
In ogni caso, comunque, la notte del Solstizio d’Estate rappresenta un momento di passaggio e – sebbene attecchisca le sue radici nell’antichità dei popoli – è ancora oggi un punto di svolta nell’anno solare.






Scrivi una risposta a collectorhappily4a4dbc3f10 Cancella risposta