Se sei alla ricerca di un nuovo libro da leggere ma ti senti a corto di idee, ti aiutiamo noi. Questo mese ti consigliamo C’è molta speranza (ma nessuna per noi) di Nicola H. Cosentino, uscito la scorsa primavera per Guanda. Il libro ha vinto il Premio Flaiano under 35 ed è stato finalista nella categoria Narrativa al Premio Maria Corti.

Perché leggere proprio questo libro?

🧞 Se pensi che i desideri siano più potenti delle paure

Nicola H. Cosentino ha maturato l’idea di questo libro da una constatazione: da sempre la letteratura, il cinema e in generale ogni forma d’arte dedicano ampio spazio alle paure, ma sembrano curarsi molto meno dei desideri. Eppure, sono proprio questi ultimi a tenerci in vita e permetterci di andare avanti.

È così che decide di intervistare più persone, molto diverse tra loro per età e storia personale, partendo da una domanda solo in apparenza semplice: cosa desidera, più di ogni altra cosa, il tuo cuore? Una domanda che mette in difficoltà i suoi interlocutori, e in alcuni casi li imbarazza anche un po’.

Come mai abbiamo un rapporto così complicato con i desideri e, in particolare, con l’idea di esplicitarli? E ancora: si parla molto di paure universali, ma esiste qualcosa che accomuna i desideri anche di perfetti sconosciuti? C’è molta speranza (ma nessuna per noi) è un invito a provare a rispondere a queste domande.

🍃 Se pensi che la chiave per parlare delle cose serie sia la leggerezza

Chi ha già letto qualcosa di Nicola H. Cosentino saprà che un suo tratto distintivo è lo stile scanzonato, anche e soprattutto quando si parla di questioni serie. Un po’ come con quelle persone che, dopo aver detto qualcosa di profondo, sentono il bisogno di chiudere il discorso con una battuta, come per paura di risultare troppo pesanti.

Tutto ciò è ancora più evidente in C’è molta speranza (ma nessuna per noi), a maggior ragione se consideriamo la ritrosia e l’imbarazzo che spesso ci prendono quando si parla di desideri. Nei brevi capitoli che lo compongono, il libro sa commuovere per poi, nel giro di poche righe, strappare una sincera risata, come in questo passaggio in cui il narratore chiede a due anziani incontrati su un treno cos’è ciò che più di tutto desidera il loro cuore:

«Eh, prima erano i figli, però non ne abbiamo avuti […] ormai la vita è andata così, pazienza, però ogni tanto mi chiedo cosa l’ho vissuta a fare. Cosa mi sono trasferito a fare, cosa ho comprato casa a fare. Solo a sposarmi ho fatto bene.» Ha riso. «Non è che me lo chiedo sempre, eh. Qualche volta, se mi sento triste. Però non chiedermelo mai sarebbe ancora meglio.»
«No, io invece lo spid.» La moglie, seduta di fronte.

🔎 Se ti piacciono i libri che sfuggono alle classificazioni

Un po’ romanzo, un po’ inchiesta, un po’ personal essay. Non è semplice incasellare C’è molta speranza (ma nessuna per noi) in un genere ben preciso: se le classificazioni rigide ti hanno stancato, è il libro che fa per te.

Oltre a questo, la sua peculiarità è che si tratta di un’opera che quasi tende al metaletterario, in cui i lettori hanno l’impressione di seguire in presa diretta la stesura del libro che hanno fra le mani, fin dalle primissime righe:

Come tutte le cose della vita, questo incipit è provvisorio. Nel senso che è qui per poco, verrà presto sostituito. L’ho riscritto quarantotto volte, e se il libro va in ristampa da quarantotto diventeranno quarantanove, poi cinquanta e così via. Già lo so, e non posso farci niente.

Se ti abbiamo convinto, ti auguriamo una buona lettura!


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