La provincia di Varese porta con sé tante storie misteriose, e quella dei fantasmi delle Grotte della Valganna è una di queste. Fin dai primi dell’Ottocento, infatti, sono tantissime le testimonianze di fenomeni insoliti all’interno dei famosi cunicoli, detti anche Gallerie della Sfinge. Ma di cosa si tratta davvero?
Cosa sono le Gallerie della Sfinge?
L’ingresso delle grotte si presenta come una serie di gallerie formate da pozzi, vani, cunicoli e sentieri scavati nella roccia arenaria. Tutto questo è ovviamente artificiale, ma è presente anche qualche cavità naturale, probabilmente già da prima dell’intervento umano.
Le Grotte della Valganna si sviluppano per circa 800 metri; i pozzi e parte inferiore delle gallerie, invece, sono completamente coperti dalle acque ed è quindi difficile stabilirne la profondità.
Dall’entrata si apre un incredibile numero di sentieri molto stretti e – alcuni –
ancora inesplorati. Molti di questi, per altro, sono posti su diversi livelli ed è
plausibile quindi credere che un tempo esistessero diversi punti di accesso alle
Grotte.
Dato il suo essere così fortemente impraticabile, questo sito è stato definito da molti della zona la “Sfinge del Varesotto”.

Cosa sappiamo sulle Gallerie della Valganna?
Nonostante le molte domande in merito a questo luogo misterioso, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta valida. L’impressione generale, comunque, è quella di una miniera creata appositamente per la ricerca e l’eventuale estrazione di qualcosa di particolarmente prezioso, anche se – ad oggi – non ne è stata trovata alcuna traccia.
Nel 1874, il primo a parlare delle Gallerie della Valganna, allora denominato “Antro
delle Gallerie”, fu Giulio Cesare Bizzozzero. In un suo articolo, descrivendo il sito
archeologico, scriveva quanto segue:
«Nessun documento, nessuna tradizione, per quanto si sappia, segna l’epoca di tale escavazione; nessuno di quanti in questi giorni la esaminarono, seppe spiegare lo scopo pel quale venne intrapresa. Le ipotesi fatte caddero da sé per mancanza di argomenti seri che le potessero sostenere».
Anni dopo, nel 1896, l’archeologo Filippo Ponti suggeriva che le Gallerie potessero
essere state utilizzate come cave per trovare materiali da costruzione. Questa
ipotesi, comunque, anche per lo stesso risultava poco convincente.
Tutte le ipotesi
Durante il secolo successivo, di ipotesi sulle Grotte della Valganna ne sono state
fatte tantissime; fra le più accreditate troviamo quella che le vede come gallerie
nate in epoca tardo Impero Romano e successivamente adibite a luoghi per scopi
religiosi come Antro Mitraico.

Le apparizioni
In tanti, comunque, anche in epoca recente hanno provato a dare un senso a questo sito così misterioso; il gruppo Pari del Serp – Studi e Ricerche sul paranormale – negli ultimi tempi è entrato nell’antro per ricercare onde elettromagnetiche. Mauro Breme – vicepresidente del team – ha spiegato quanto segue:
“Tutti i monitor indicavano 0.0, il che è impossibile perché la sola presenza di 17 persone munite di torce avrebbe dovuto portare il rilevatore di onde elettromagnetiche almeno a 0.10. Ci siamo dunque domandati il perché di quel fatto inspiegabile”.
Secondo una geologa del gruppo di cui sopra, le rocce presenti nelle Gallerie della
Valganna avrebbero la capacità di assorbire le onde elettromagnetiche e – colpo di scena – sarebbero state scavate dall’interno. Ma da chi? E a che scopo?
Secondo alcuni, proprio nella zona della Valganna sarebbero presenti basi aliene. Su questa linea di pensiero, quindi, potremmo sostenere che il materiale isolante
all’interno della grotta potrebbe essere un deterrente per mantenere gli extraterrestri separati dal mondo in modo da non farli percepire dagli abitanti della Terra.
Sempre Breme, poi, sostiene:
“Nessuno ha mai fatto studi sul potere assorbente delle rocce. Ma è certo che una roccia che assorbe le onde elettromagnetiche costituisce un perfetto isolante, che consente di nascondere cose che emettono onde e che non possono essere trovate”.
Alieni a parte, comunque, ci sono testimonianze anche su oscure presenze che
sarebbero state avvistate all’interno delle Gallerie.
Molti speleologi, entrando nel sito misterioso, hanno avvertito qualcosa di
insolito e sinistro, abbandonando la missione senza volerla mai più ritentare. Dai
racconti, emerge la visione di una creatura non antropomorfa, ma dal
comportamento intelligente e senziente che li avrebbe guardati dall’alto di un
cunicolo verticale.
A raccogliere quella testimonianza fu Guglielmo Ronaghi, Presidente del Gruppo
Speleologico Prealpino di Clivio. Di quella circostanza, disse:
“Si trattava di tre speleologi lavoratori che andavano per grotte nel tempo libero, spesso alla sera tardi. Una volta entrarono nella miniera della Valvassera e iniziarono ad esplorarla per poi riunirsi in una stanza grande, quella dove c’è il camino che comunica con i livelli più alti. Stavano decidendo se fosse meglio andare a destra o a sinistra, quando sentirono del terriccio cadere sulle loro teste. Tutti e tre guardarono in alto e videro qualcosa che rientrava velocemente, come per nascondersi. Quando ho sentito quel racconto ho chiesto loro “Avevate bevuto?”. Ero incredulo, ma ricordo ancora le loro facce turbate. Parlarono di un muso strano che rientrava. Mi dissero anche di essere impalliditi e di essersi spaventati molto. La cosa finì lì. Ma dopo due o tre mesi da quel fatto mi capitò di guardare il Maurizio Costanzo Show. La puntata parlava di extraterrestri. In trasmissione c’era un esperto che raccontava di frequentare la provincia di Varese e di conoscere un pertugio dal quale si entrava in una base aliena. C’erano delle immagini, nelle quali mi era sembrato di riconoscere la Valganna. Venne citata anche una miniera in cui, negli anni ’50 e ’60, diversi operai morirono di crisi cardiaca. Come se avessero visto chissà cosa”.
Le testimonianze non finiscono qui; nel libro Fantasmi nostri di Roberto Corbella,
quest’ultimo – un appassionato di minerali – racconta:
“La mia esperienza con la “Cosa” risale a una decina d’anni fa e si riferisce a tre apparizioni assai simili avvenute nella miniera Valvassera”.
La “Cosa” sarebbe una forma fluida e nebbiosa, luminescente, che all’inizio sembra danzare e infine si materializza in massa informe, gelatinosa, arrivando a sfilacciarsi attorno al malcapitato che la incontra. Questo avvistamento ravvicinato porta un senso di mancanza d’aria e malessere generico. Sempre Corbella dice:
“Il malcapitato corre fuori, sempre inseguito dalla “cosa”, che al contatto dell’aria esterna si scompone in puntini luminosi e scompare rapidamente. Diversi miei amici hanno subito più o meno la stessa esperienza”.
Come sappiamo, ogni testimonianza è preziosa e lascia spazio al campo delle ipotesi. L’unica certezza, a quanto pare, è che le Gallerie della Valganna sono un luogo intriso di mistero e sfaccettature inaspettate.





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