Ci sono libri che cercano risposte. E poi ce ne sono altri che fanno una cosa più rara: restano dentro la domanda, senza addomesticarla. È da qui che nasce “Materia prima della domanda: naufrago d’ombra, ebbro di luce”, l’esordio poetico di Giuseppe Geneletti.

Disponibile su Amazon, il libro attraversa territori tutt’altro che comodi: fragilità, dolore, amore, identità, cambiamento. Ma soprattutto la ricerca di senso, trattata non come qualcosa da risolvere, bensì come uno spazio da abitare.

Geneletti, classe 1964 e originario di Bodio Lomnago, costruisce una scrittura essenziale, quasi spoglia, che rinuncia all’effetto per restare più vicina possibile all’esperienza. «Non parla di poesia», dice l’autore. Parla di quello che resta quando si smette di indossare una versione “presentabile” di sé.

La raccolta si muove tra frammenti brevi, aperture liriche e passaggi più narrativi. Dentro ci convivono registri diversi: introspezione e quotidiano, linguaggio alto e formule semplici, come se la poesia si infilasse nei punti meno prevedibili del discorso.

Il risultato è una voce discontinua ma coerente, che non cerca consolazione. Ombra e luce stanno nello stesso spazio, senza semplificazioni. Ed è proprio lì, in quella tensione, che il libro trova il suo equilibrio.

Non un manifesto, ma una postura: guardare le cose senza ridurle. E accettare che, a volte, la parte più viva non sia la risposta, ma la domanda stessa.

«E tu respiri un nome. Il tuo»

Un esordio che non prova a convincere, ma a restare. E, proprio per questo, lascia traccia. 📖✨


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