Se sei alla ricerca di un nuovo libro da leggere ma ti senti a corto di idee, ti aiutiamo noi. Questo mese ti consigliamo I convitati di pietra di Michele Mari, edito da Einaudi.

Perché leggere proprio questo libro?

🔔 Se hai già fatto una rimpatriata con i compagni di classe (o speri che quel giorno non arrivi mai)

Un anno dopo la maturità, trenta compagni di classe si ritrovano per una cena e hanno l’idea di uno strano gioco: ogni anno si rivedranno nello stesso ristorante e ciascuno di loro si impegnerà a versare in una cassa comune una somma di denaro «non alta ma nemmeno irrisoria». Tutto ciò a oltranza, fino al giorno in cui saranno rimasti in vita solo tre di loro, che potranno tenersi un terzo del bottino a testa.

Dapprima sembra solo un gioco, ma con il passare dei decenni – e con l’aumento esponenziale della posta in palio – diversi dei protagonisti cominceranno a essere molto ingolositi dal premio che potrebbe attenderli alla fine della riffa e mettere in campo tutto il possibile per essere fra i vincitori… Tutti almeno una volta abbiamo vissuto situazioni di estrema (e molto spessa ingiustificata) competitività fra compagni di classe: nei Convitati di pietra questa competitività diventa, nel senso più letterale dell’espressione, una questione di vita o di morte.

📖 Se cerchi un libro in grado di incollarti alle pagine

I convitati di pietra non può essere propriamente definito un thriller ma, nel suo essere a metà fra Compagni di scuola e Final Destination, riesce a costruire la stessa fortissima tensione narrativa, in grado di tenere i lettori sempre più col fiato sospeso con lo scorrere delle pagine.

È, in ogni caso, anche un romanzo ammantato di nostalgia. Seguiamo i personaggi per ben tre quarti di secolo, dal 1975 al 2050, e pian piano scopriamo insieme a loro che alla fine ciò che conta davvero non sono i soldi della riffa in sé, ma l’idea di poter uscire vincitori da una sfida con la vita. Pur scorrendo inesorabilmente, in qualche modo il tempo sembra fermarsi: gli uni agli occhi degli altri, anche a distanza di decenni, i personaggi saranno sempre i ragazzini della III A.

Nonostante tutta la vita trascorsa dalla maturità, è infatti come se gli anni del liceo continuassero a esercitare su di loro una sorta di irresistibile forza centripeta. Tutto ciò che è venuto dopo è per i personaggi – e forse anche per lo stesso Mari, che fin da Cento poesie d’amore a Ladyhawke mostrava di inciampare ancora spesso nella sua adolescenza – una versione più scialba dell’unica vera vita possibile: quella condivisa sui banchi di scuola.

🧐 Se hai già letto e amato altri libri di Michele Mari

Siamo convinti che I convitati di pietra possa piacere a tanti lettori, ma senz’altro conquisterà chi ha già avuto modo di apprezzare lo stile di questo autore, fino a pochi anni fa docente di Letteratura italiana dell’Università degli Studi di Milano. Anche qui ritroviamo una scrittura ricercata, che non disdegna i dettagli e le digressioni e un certo gusto per la tassonomia.

Michele Mari, inoltre, non è nuovo alle rivisitazioni di classici della letteratura. Già nelle Maestose rovine di Sferopoli (Einaudi, 2021) aveva riscritto la novella di Federigo degli Alberighi del Decameron – un sopraffino esercizio di stile, in quanto in quel caso aveva riprodotto anche nella propria scrittura il volgare italiano trecentesco. Con I convitati di pietra, invece, l’autore si diverte a riprendere, calandola nella contemporaneità, la tematica al centro del romanzo La cassa di sbagliata di Robert Louis Stevenson e Lloyd Osbourne (1889): quella della cosiddetta “tontina“, una particolare forma di investimento, nata nel Seicento, che prevedeva che l’ultimo sopravvissuto di un gruppo si aggiudicasse l’intero capitale.

Se ti abbiamo convinto, ti auguriamo una buona lettura!


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