La storia delle Bestie di Satana attecchisce in quelle che sono le più recondite esperienze della vita umana: un gruppo di ragazzi ha letteralmente gettato nel terrore la provincia di Varese e dintorni. Sebbene gli omicidi siano stati scoperti solo nel 2004, l’attività criminale ha avuto inizio nel 1998.
Ma chi erano le Bestie di Satana? Per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e tornare a quando le sottoculture erano appannaggio di pochi. Negli Anni Novanta, un gruppo di giovani di provincia si unisce in quella che poi diventerà una vera e propria associazione a delinquere.
Sebbene l’agglomerato umano contasse un gran numero di persone, i protagonisti di questa torbida storia sono otto. All’inizio degli Anni Novanta la musica Metal arriva anche in Italia; è un momento cardine che stabilisce chi sta da una parte e chi da un’altra; sono anni in cui si afferma l’identità di chi vuole a tutti i costi essere un outsider.
Si ha il bisogno di distinguersi dalla massa e non solo musicalmente, anche nell’aspetto. Gli uomini portano lunghi capelli da far roteare insieme alla testa durante le esibizioni di musica live, si vestono di nero, indossano magliette delle band e ai piedi hanno pesanti anfibi; le donne sono uguali, ma nella versione più femminile che ammette borchie, gonne e calze strappate.
La moda degli Anni Novanta è invece fluo, psichedelica, eclettica e il Metal è la risposta alla conformazione di massa; è un messaggio, un inno, un bisogno di esprimere il proprio disagio. Non è un caso, infatti, che tutti i membri delle Bestie di Satana presentassero un anticonformismo interno dovuto all’assoluto rifiuto delle regole sociali imposte da istituzioni e famiglia.
L’adolescenza è per eccellenza l’epoca della ribellione, ma in questo caso si è andati oltre. Molto oltre.
I volti delle Bestie di Satana sono otto + uno. Aggiungo un + uno perché c’è una vittima collaterale, che ha scontato anni di carcere senza aver mai preso parte a nessuna azione criminale del gruppo. La sua unica colpa? Quella di aver frequentato le Bestie, sebbene non avesse idea di cosa facessero davvero nei momenti in cui non si riunivano con gli altri.
Ma perché “di Satana”? Cosa c’entra il Diavolo in questa storia? La risposta non vi piacerà: il Maligno non c’entra niente, ma è stato comunque centrale nella narrazione che i media hanno fatto della vicenda.
Le origini delle Bestie di Satana

Come accennato, le Bestie di Satana non sono nate dal giorno alla notte: il gruppo criminale ha fatto il suo incontro all’inizio degli Anni Novanta, spinto dalla curiosità di conoscere dei simili. Sono anni in cui essere diversi è un peso difficile da portare e ci si sente meno soli se a condividerlo con te ci sono altri a cui assomigli.
Si ha in comune l’amore per la stessa musica, per lo stesso stile di vita, l’odio verso una società tutta uguale e che non lascia spazio a chi è differente. E tutto questo viene condito con fiumi di alcol e droghe, pesanti o leggere poco importa.
Si conduce una vita pressoché normale per tutta la settimana, fino al weekend, quando finalmente si può uscire. Perché sottolineo “si può uscire”? Perché alcuni, fra le Bestie di Satana, sono ancora minorenni quando si inizia a paventare l’idea di uccidere. Gli assassini a sangue freddo, così descritti dai giornali e dalla tv, sono in realtà dei ragazzini che devono chiedere il permesso ai genitori per poter fare qualsiasi cosa esca dalla routine.
Negli Anni Novanta, insieme al Metal, in Italia arriva anche una certa curiosità verso l’ignoto e l’oscuro; l’esoterismo, complice la musica, entra a far parte di certe realtà. Le Bestie di Satana si riuniscono per sperimentare droghe, intrugli alcolici e spiritismo. È questo il momento in cui il delirio prende possesso del gruppo.
La figura centrale del Diavolo nelle Bestie di Satana: cosa c’entrano i media
Il nome “Bestie di Satana”, sebbene sembri confezionato ad hoc da giornali e televisioni, è nato in realtà grazie a un membro del gruppo. Inizialmente era stato coniato in inglese, “The Beasts of Satan”, poi – con la nascita di uno dei casi di cronaca più crudi d’Italia – è diventato quello che conosciamo ancora oggi. Non appena i delitti sono diventati di dominio pubblico, i media hanno cucito una narrazione perfetta per indignare l’opinione pubblica.
Il nome Bestie di Satana ha creato un allarmismo smisurato e inopportuno verso il culto del Satanismo associato, ovviamente, al genere musicale che metallari e darkettoni hanno sempre apprezzato. Il Metal, dunque, è diventato la musica del Diavolo e chiunque ne fosse fautore, automaticamente, un satanista.
La verità, però, è differente: i membri del gruppo criminale non hanno agito sotto imposizione del Maligno. Hanno ucciso perché volevano farlo.
Gli omicidi delle Bestie di Satana

Nonostante ci possa rincuorare l’idea che un gruppo di giovanissimi abbia ucciso nel pieno delirio “religioso”, la realtà è ben differente: come all’interno di ogni comitiva, anche fra le Bestie di Satana si era creata una sorta di gerarchia. I grandi comandavano, i piccoli eseguivano.
Il fluire verso il baratro è stato lento, ma inevitabile.
La provincia spesso annoia a morte e bisogna inventarsi qualcosa per passare le giornate; i pomeriggi che diventano lunghi, quando è tutto chiuso e non c’è niente da fare. Oggi siamo abituati a un mondo che corre veloce, che trova il modo di sopperire a ogni nostro bisogno fornendoci quante più alternative possibili, tutte insieme.
Ma gli Anni Novanta non erano questo; negli Anni Novanta la domenica era sacra: non si lavorava, si stava in famiglia. I negozi erano chiusi, i bar facevano mezza giornata. I giornalai abbassavano la serranda all’ora di pranzo. Se pioveva, poi, era la fine. Nessuna attività, forse qualche centro commerciale aperto.
In questo contesto, le Bestie di Satana hanno dato sfogo alla noia, seppur nel peggiore dei modi.
Tutto è cominciato con le prove di coraggio; i più giovani, per dimostrare di essere all’altezza, si prestavano ai più pericolosi giochi di potere. Si lasciavano cadere dalle auto in corsa, per vedere se alla fine andava tutto bene. Si buttavano con le biciclette giù dalle cave abbandonate. Si tuffavano nei fiumi, di notte, con la corrente che li trascinava via. Bevevano quantità smisurate di alcol, usavano le droghe più potenti. Tutto, qualsiasi cosa pur di sfuggire alla noia.
All’interno del gruppo si creano dei sotto-gruppi e le dinamiche iniziano a incrinarsi; si litiga per le attenzioni femminili, date prima a uno e poi a un altro. È una storia vecchia come il mondo, eppure è quello che è successo.
Niente sensazionalismo, niente Demonio, solo un gruppo di ragazzi come tanti altri, accecati dalla gelosia e dal delirio di onnipotenza.
All’interno delle Bestie di Satana, chi sbaglia paga. E così, dopo tanti di quegli “errori”, si decide che è arrivato il momento di far fuori qualcuno: le prime vittime designate sono Fabio Tollis, 16 anni, e Chiara Marino, 19.
È la notte di Capodanno; le Bestie vanno in discoteca a festeggiare e a un certo punto istigano i due amici a entrare nella macchina di uno di loro per consumare un rapporto. In quel momento decidono di dar fuoco all’auto, con entrambi dentro.
Il tentativo fallisce, Fabio e Chiara escono indenni, pensando all’ennesima prova di coraggio. Dall’anno dopo non faranno più rientro a casa.
È il 17 gennaio del 1998; gli Anni Novanta stanno per finire, ci si prepara al Duemila, al Nuovo Millennio, alla svolta. Purtroppo per i due ragazzi non sarà così.
Fabio Tollis e Chiara Marino vengono condotti nel bosco di Somma Lombardo dagli altri membri delle Bestie di Satana. Questa volta non sarà la solita prova di coraggio, questa volta si muore.
La macchina con cui arrivano illumina una grossa buca scavata nei giorni precedenti; è tutto pronto: in breve la follia delirante del gruppo si abbatte sui due ragazzi. Sono attimi e tutto finisce nel panico. Dopo un tempo che non è possibile quantificare, Fabio e Chiara giacciono senza vita nella buca che farà loro da tomba per sei anni. È il primo passo verso l’ascesa criminale delle Bestie.
All’appuntamento nel bosco, quella sera, manca una persona all’appello: è Andrea Bontade, membro del gruppo. Lui ha aiutato gli altri a scavare la buca, lui deve essere il palo mentre si agisce contro i due ragazzi, lui sa cosa succederà quella notte e per paura non si presenta.
Da quel giorno è l’infame del gruppo, ha voltato le spalle al grande potere delle Bestie di Satana e ora deve pagare. Nei mesi a venire viene stordito più volte con pesantissime droghe, con mix letali di alcolici e sostanze sintetiche. Viene fatto entrare in una pericolosa paranoia e, a un certo punto, viene istigato al suicidio.
È il 21 settembre del 1998; Fabio e Chiara sono morti da qualche mese, ma il resto d’Italia non lo sa. Le Bestie di Satana raccontano in giro che i due amici hanno passato la serata insieme a loro, poi si sono allontanati e non hanno più fatto ritorno. Probabilmente sono scappati insieme, magari sono in Spagna. Lo dicono ai giornalisti, agli inviati di Chi L’ha Visto e anche ai genitori dei loro due amici morti.
La realtà è diversa, ma passerà molto tempo prima di uscire fuori. È settembre, l’estate è finita, ci si prepara all’autunno.
I membri del gruppo continuano a passare le loro serate al Midnight, luogo di ritrovo degli alternativi di Milano e provincia. Quella sera Andrea Bontade non sa che è l’ultima della sua vita.
Gli vengono messe in mano 10mila lire. “Se non lo fai tu, lo facciamo noi”. È quello il messaggio che sancisce una condanna a morte certa. Andrea con quei soldi ci mette benzina e poco dopo si schianta con la macchina bucando una rotonda. Nessun segno di frenata. Si è ucciso.
Per la famiglia, per il fratello, tutto questo è sconcertante. Perché lo ha fatto? Cosa lo turbava? Cosa succedeva nella sua testa mentre il resto del mondo conduceva una vita normale? Solo molti anni dopo si avrà la risposta: Bontade ha pagato il gesto infame di non essersi presentato a Somma Lombardo, la notte in cui Fabio e Chiara sono morti.
Adesso le Bestie di Satana sono ufficialmente serial killer: le persone morte per mano loro sono tre. Ufficialmente.
Passano gli anni, l’autodistruzione è l’unico motore che scalda il gruppo criminale lombardo. La droga, l’alcol, le orge, i rituali. Sembra un film horror, eppure è tutto vero.
È il 2004; ufficialmente l’attività criminale delle Bestie è ferma a sei anni prima.
Il 24 gennaio di quell’anno c’è un’altra vittima. L’ultima.
Sarà quell’omicidio a sancire per sempre la fine dell’era oscura della provincia di Varese. La notte del 24 gennaio del 2004, a Golasecca, muore Mariangela Pezzotta, ex fidanzata di uno dei membri più influenti del gruppo. La uccide lui, insieme alla consorte dell’epoca e all’aiuto di un altro fedele amico. Quest’ultimo dirà di non aver mai preso parte al delitto, ma di essere arrivato solo una volta finito.
La mattina seguente, intenti a far sparire l’auto della ragazza, tra i deliri della droga, si incastrano su un muretto con e in poco tempo vengono raggiunti dai Carabinieri. Nonostante i primi tentativi di depistaggio, i due appaiono visibilmente alterati e vengono portati in ospedale per essere soccorsi.
Sarà quello il momento in cui tutti i delitti delle Bestie di Satana saranno scoperti e portati alla luce. Nei mesi a venire vengono convalidati nove arresti; per due membri si tratterà di ergastolo, per altri pene sopra i vent’anni. Solo uno di loro sarà condannato a sette anni, nonostante la sua totale estraneità alle attività criminali del gruppo. Uno dei tanti errori giudiziari italiani.
Le Bestie di Satana oggi

Fatta eccezione per chi è stato condannato all’ergastolo, alcuni membri delle Bestie di Satana hanno lasciato il carcere diverso tempo fa, cercando – a fatica – di ricostruirsi una vita lontano dallo stigma che si portano dietro. Altri lasceranno i penitenziari nei prossimi anni. Oggi sono uomini adulti, distanti anni luce dal loro passato. Eppure, l’opinione pubblica non dimentica: la pena può avere una fine, ma la memoria collettiva quasi mai.





Lascia un commento