Mercoledì 4 marzo, alle 15.30, nella Sala Conferenze del Museo del Tessile di Busto Arsizio, l’Università Cittadina ospita Paolo Ferrario per un incontro dedicato a una figura affascinante e oggi poco ricordata del cinema italiano: Mariella Lotti, la “Venere” bustocca degli anni Trenta e Quaranta.

Dalla Pro Patria a Cinecittà

All’anagrafe Maria Camilla Anna Pianotti, nata il 17 novembre 1919, Mariella cresce in una famiglia bustocca e si avvicina giovanissima alla Società Ginnastica Pro Patria Bustese.

Nel 1937 si trasferisce a Roma, dove la sorella Carola aveva già avuto esperienze cinematografiche accanto al giovane Vittorio De Sica. Studia recitazione, entra al Centro Sperimentale di Cinematografia e debutta nel 1938.

In soli cinque anni, fino al 1943, partecipa a 22 film, diventando uno dei volti del filone dei “telefoni bianchi”, simbolo di un’epoca sospesa tra glamour e propaganda.

Il teatro, Visconti e la svolta

Dopo l’8 settembre 1943 la carriera cambia direzione. I ruoli da protagonista si diradano, arrivano parti secondarie. Mariella guarda allora al teatro e tra il 1946 e il 1947 entra nella Compagnia Italiana di Prosa con Rina Morelli e Paolo Stoppa, sotto la direzione di Luchino Visconti, con cui conserverà un legame di amicizia.

Tra il 1945 e il 1952 interpreta ancora una ventina di film, ma nel 1953 decide di ritirarsi dalle scene per sposare un industriale romano. Dal matrimonio nasce il figlio Giovanni. Rimasta vedova nel 1967, si trasferisce a Parigi, dove morirà nel dicembre 2004. Nella sua vita non mancherà anche l’impegno benefico.

Una diva da riscoprire

La sua figura è stata riportata all’attenzione cittadina nel 2017 dal Busto Arsizio Film Festival, riaccendendo i riflettori su una protagonista quasi dimenticata.

A raccontarne la storia sarà Paolo Ferrario, bustocco doc e chimico di formazione, già ricercatore al CNR e all’Università di Milano, oggi impegnato a ricostruire le vicende di personalità che hanno dato lustro alla città, sottraendole all’oblio.

Un pomeriggio per rimettere in scena una storia che parte da Busto Arsizio e arriva fino al grande schermo, attraversando un’epoca decisiva del cinema italiano. Perché certe stelle non si spengono: aspettano solo che qualcuno torni a guardarle. 🎥


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