Se sei lombardo (ma non solo) avrai sentito almeno una volta pronunciare questa strana parola; l’origine è sempre la stessa, ma ogni zona ha una versione diversa del termine.
Come si scrive? E come si pronuncia?
Questa è una delle diatribe che divide le città da tempo immemore e ancora oggi, in effetti, non è chiaro cosa la tradizione voglia per ciò che riguarda Gioeubia, Giobia o Giubbiana.
Come è noto, in tutta Italia e in tutto il mondo, il dialetto fa le parole ed è il caso anche del termine che stiamo analizzando ora. A volte bastano poche decine di chilometri per cambiare un nome o un vocabolo e trasformarlo, anche se, poi, il significato ultimo rimane lo stesso.


🔥Le origini

Il nome della festa è ufficialmente Giubiana e sembra proprio riferirsi a degli antichi rituali propiziatori che risalgono ad ancor prima che il Cristianesimo si diffondesse ovunque. Il nome sembra far riferimento al famoso Giove, Dio romano amatissimo dal popolo. Da questo deriva l’aggettivo “Joviana” o “Jovia”, che in Lombardia sono poi diventati rispettivamente “Giubiana” e “Giobia”. Quest’ultimo, in realtà, anche in Piemonte.


🔥Giubiana nel Medioevo

Se il nome arriva da molto lontano, l’usanza di bruciare il famoso fantoccio, invece, è relativamente più moderna e attinge la sua tradizione nell’era medievale. La festa della Giubiana, che cade l’ultimo giovedì di gennaio, è tipicamente brianzola e piemontese; consiste nel bruciare un pupazzo raffigurante una donna anziana, che alcuni definiscono “strega”, composto di erbacce e stracci. Quest’ultima rappresenta i mali dell’inverno dell’anno prima; bruciarla, dunque, faceva sentire i popoli più vicini e partecipi ai cicli della natura, augurandosi che l’anno nuovo fosse più propizio e ricco di nuovi raccolti e frutti.


🔥Tipico menù per la Festa della Giubiana

Dopo il rogo, per la Festa della Giubiana è previsto un menù a base di risotto con lügànega e vin brulé.


🔥Il racconto popolare

Secondo la leggenda, Giubiana era una vecchia strega, magra, con le gambe lunghissime e le calze rosse. Grazie alla proporzione dei suoi arti inferiori, non toccava mai terra e si spostava di albero in albero; così facendo osservava tutti quelli che entravano nel bosco, spaventandoli. Proprio nell’ultimo giovedì di gennaio, Giubiana usava andare alla ricerca di qualche bambino da mangiare e un giorno, una madre – per difendere suo figlio – decise di tendere una trappola alla perfida strega.
Così, la donna preparò una enorme pentola di risotto giallo (allo zafferano) con la luganega e lo mise a riposare sul davanzale della sua finestra.
Giubiana, sentendone l’odore, si ingolosì immediatamente e cominciò a mangiarlo non accorgendosi del tempo che passava e del Sole che iniziava a sorgere. Il Sole, infatti, da sempre rappresenta un elemento scomodo per le streghe, che periscono sotto la sua luce.
Quando Giubiana finì quell’enorme pentola di risotto, il primo raggio della potente Stella la polverizzò. I bambini erano finalmente salvi!


🔥Il termine Giubiana in Italia

Secondo alcune fonti, le declinazioni di questa curiosa parola sarebbero moltissime; in Piemonte, infatti, è Giòbia e Giobiassa. Nella bassa Brianza, invece, Giobbiana e/o Giobiana; ancora, a Busto Arsizio e in altri comuni della provincia di Varese è Giöbia. In alta Brianza questo nome diventa Giubiana, Giübiana e/o Gibiana. In provincia di Como è addirittura Giünee; Ginee a Mandello del Lario; infine, a Piacenza, si tramuta in Zobiana.


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