BUSTO ARSIZIO – La Giöbia non è più solo un giorno segnato in rosso sul calendario. Con l’edizione 2026, diventa il primo tassello di un percorso annuale di eventi enogastronomici pensati per valorizzare il territorio, le sue cucine e chi ogni giorno le tiene accese.
Dal 24 al 31 gennaio, Busto Arsizio si trasforma in una grande tavola diffusa grazie a “La settimana della Giöbia – tradizione e innovazione con piatti e dolci tipici”, iniziativa promossa da FIPE Busto Arsizio e Valle Olona, con il supporto del Magistero dei Bruscitti e la collaborazione dell’Amministrazione Comunale e del Duc.
🍽️ Una settimana di piatti che raccontano
Durante tutta la settimana, ristoranti, pubblici esercizi, panifici e pasticcerie aderenti (elenco in locandina) proporranno alcuni grandi classici della cucina locale:
- Risotto con la luganega
- Polenta e bruscitti
- Casseoula
Accanto ai piatti salati, spazio anche alle eccellenze da forno e da pasticceria:
il pane della tradizione “il giallo” e “il misto” del panificio Luraschi,
le giobiette e le mele della Giöbia firmate Pasticceria Oscar.
Una mappa del gusto che attraversa la città e tiene insieme memoria, ricette e mani che lavorano.
🔥 Tradizione che genera comunità (e economia)
La settimana gastronomica si affianca alla tradizionale risottata in piazza Vittorio Emanuele, uno dei momenti più attesi e partecipati della Giöbia. Un gesto semplice, quasi rituale, che ogni anno rimette al centro la condivisione.
«Il falò della Giöbia è una delle tradizioni più sentite della nostra città – spiega l’assessore al Marketing Matteo Sabba – e quest’anno abbiamo voluto rafforzarne il valore di comunità. La risottata non è solo un momento conviviale, ma un simbolo di identità. Allo stesso tempo abbiamo costruito una collaborazione concreta tra FIPE e Confcommercio per coinvolgere ristoranti e attività, valorizzando le nostre eccellenze. Tradizione ed economia locale possono e devono camminare insieme».
🥄 Una tradizione che non resta ferma
La Settimana della Giöbia non imbalsama il passato: lo mette in circolo.
Tra piatti antichi, reinterpretazioni e forni accesi, la città riscopre il gusto di riconoscersi nei sapori.
Perché certe tradizioni funzionano solo così:
quando non si limitano a essere ricordate, ma vengono mangiate insieme.







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