Era il 16 settembre 1969 quando, a Cardano al Campo, lungo via Papa Giovanni XXIII, nacque una leggenda della movida varesotta: la discoteca Nautilus. Per i ragazzi dell’epoca fu un colpo di fulmine: finalmente un posto dove divertirsi senza la sensazione di affondare… o forse sì, visto che il locale era costruito a forma di sottomarino e l’intera superficie interna scendeva verso il basso, creando l’illusione di sprofondare in un mare di luci, musica e tentazioni assortite.
All’inaugurazione aprirono cinque sale più un enorme giardino con piscine e scivoli, un piccolo Eden dove recuperare energie fisiche e mentali dopo nottate impegnative. I nomi delle sale non cambiarono mai, anche se negli anni alcune vennero chiuse e altre cambiarono tema. La formazione “tipo”, dagli anni ’70 ai ’90, era questa:
La Fossa – puro rock in stile ’70s
Dafne – disco music
Giuditta – hard rock a tutto volume
Symbol – il regno del liscio
Sala principale – concerti e musica a 360°
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Il Nautilus aprì i battenti in un momento particolare: il ’68 era appena stato archiviato, Woodstock si era concluso da poco, e i giovani avevano un bisogno quasi fisico di alternative al solito cinema o alle chiacchiere interminabili seduti sul solito muretto. Capire cosa fosse davvero il Nautilus, però, è difficile: chi c’era allora tende a glissare, come per proteggere i segreti di un altro celebre relitto.
Tra i miei parenti, praticamente tutti ci sono entrati almeno una volta.
Mio padre, ogni tanto, con gli amici;
mia madre, invece, era di casa: ci andava con la compagnia dei suoi fratelli, famosi per organizzare pittoresche macchinate che oggi definiremmo borderline.
Già allora, la droga viaggiava che era un piacere, ma pare che bastasse non accettarla. “Non è difficile”, dicevano. Mah.
La domenica, alle tre, dalla stazione di Gallarate partiva il Nautibus, la navetta gratuita che raccoglieva centinaia di ragazzi da tutta la regione, pronti a scatenarsi al ritmo dei Def Leppard o dei Judas Priest. I posti davanti erano per i “normali”, quelli dietro – per ragioni etiche, si diceva – riservati ai tossici.
Oggi le discoteche di domenica pomeriggio non esistono quasi più, ma per generazioni di adolescenti quello era il momento migliore della settimana. Il Nautilus apriva dal venerdì alla domenica notte, ma il vero pienone era domenica pomeriggio: le piscine esterne, raccontano, diventavano un piccolo litorale con sdraio e asciugamani ovunque.
Io ne ho un ricordo un po’ vago: la prima volta mi ci portarono addirittura i nonni, con mia cugina. Non andavamo ancora a scuola, e i gettoni degli scivoli furono una scoperta folgorante. Negli anni ci sarebbero stati altri pomeriggi lunghissimi tra bagni, ghiaccioli al limone e zanzare (molte, moltissime), insieme alla mia migliore amica, che abitava a distanza di bicicletta, prima che le piscine chiudessero per sempre.

Vale la pena ricordare che sul palco del Nautilus mossero i primi passi nomi come Mina, Celentano, Zucchero, Vasco, i Pooh e Ligabue. Altro che “localino di provincia”.
E nel 1979 nacque anche Radio Lupo Solitario, a Samarate, strettamente legata al locale. Sui 90.700 FM scaldava i motori delle serate e lanciava DJ destinati a diventare miti della zona. «Se siete sporchi, brutti e cattivi, benvenuti! Siete sul rock di Radio Lupo Solitario!», era il suo payoff fino alla pensione dell’ottobre 2022.
Tappa obbligatoria post-serata era la Pizzeria Nello in via Postporta a Gallarate: trancio caldo, stomaco pieno e via a casa. C’è ancora, anche se ora è cento metri più avanti ed è un po’ cambiata, come tutti noi.
Chi è nato alla fine degli anni ’80, come me (o come la Fosca di Radio Deejay), si è beccato la versione ridotta: solo il venerdì e il sabato sera, musica meno innovativa e concerti più rari. Sul palco sono comunque passati Elio e le Storie Tese, Gem Boy, Giuliano Palma, Caparezza, Subsonica (oltre 5.000 persone).
Poi arrivarono i fatti di cronaca nera: l’8 dicembre 2000 un uomo in preda alla follia entrò armato e uccise due buttafuori, ferendone un terzo. Il locale chiuse. Riaprì due anni dopo, ma fu un fuoco di paglia: la magia era svanita, nonostante i cocktail temibili e l’inno non ufficiale del locale, “Killing in the Name” dei Rage Against The Machine.
Io ci ho visto comunque concerti memorabili: i Motel Connection, i Punkreas (che al Nautilus erano di casa), Marracash, gli Afterhours. L’ultima volta, la macchina decise di lasciarmi a piedi nel parcheggio gelido nella notte della Vigilia: forse un segno, perché poco dopo il Nautilus chiuse per sempre.
A cosa verrà costruito al suo posto preferisco non pensarci. Un albergo? Un parcheggio? L’ennesimo centro commerciale? Nel dubbio, teniamoci il bel ricordo.






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