“I didn’t ask for this. That’s just how the cards were rolled out for me.”

Non sarà forse il film del decennio, come qualcuno ha azzardato, ma il nuovo lavoro di Paul Thomas Anderson è un’opera epicamente necessaria.

È un film immerso fino al collo nel presente: nell’America radicalizzata dell’era Trump, in un Paese in cui l’ICE mette in scena, giorno dopo giorno, inseguimenti e retate che evocano le ombre più cupe del Novecento. Anderson affida questa visione a un cast imponente: Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Benicio del Toro, Chase Infiniti e Regina Hall.

Per quasi tre ore ci trascina in un vortice di esplosioni, sparatorie, fughe disperate, schermaglie digitali, fanatici razzisti e rivoluzionari alla deriva. Il risultato è un ritratto epico e surreale della vita quotidiana di chi continua, ostinatamente, a combattere. O di chi ha combattuto troppo a lungo e non ricorda più per chi o per cosa.

La storia si svolge in gran parte sul confine tra Stati Uniti e Messico, dove un gruppo anarchico, i French 75, si è specializzato nel liberare migranti clandestini dai campi di detenzione governativi. A guidarli c’è Perfidia (Teyana Taylor), leader afroamericana carismatica e letale, legata sentimentalmente a Bob, detto “Ghetto Pat” (Leonardo DiCaprio), artificiere geniale e squinternato. La nascita della loro bambina cambia tutto: Bob vorrebbe uscire dalla lotta armata, Perfidia no. È lei infatti a cadere nelle mani del viscido colonnello Lockjaw (Sean Penn), che — invaghito di lei — le promette la libertà in cambio del tradimento.

Sedici anni dopo ritroviamo Bob: stanco, annebbiato da alcol ed erba, isolato dal mondo insieme alla figlia Willa (Chase Infiniti). Lockjaw non ha mai smesso di dargli la caccia, mentre Bob, allo sbando, non ricorda nemmeno più la password d’emergenza, legata alla domanda criptica “Che ore sono?”. La fuga diventa possibile solo grazie all’intervento di Sensei Sergio Carlos (Benicio Del Toro), maestro di karate dal passato misterioso. Il destino di Bob, di Willa e di un’America sempre più frammentata rimane tragicamente sospeso.

Con questo film Anderson non si limita a rappresentare la realtà: la deforma, la incendia, la trasforma in un immaginario visionario, saturo e profondamente contemporaneo. È un’opera che sorprende, destabilizza, trascina. Una macchina narrativa che oscilla con naturalezza tra tragico e demenziale, epico e malinconico, fumetto nero e commedia. Racconta il mondo di oggi come una battaglia continua: una spirale di fallimenti, ribellioni, violenza e desideri estremi.


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