“Lo sciacallo – Nightcrawler” di Dan Gilroy è uno di quei film che, rivisti oggi, sembrano quasi profetici.

Ciò che credo, signore, è che le cose belle succedono a coloro che lavorano come dei pazzi, e che le brave persone come lei, che raggiungono la vetta della montagna, non ci sono capitate per caso. Il mio motto è: se vuoi vincere la lotteria, guadagnati i soldi per il biglietto“.

Lou Bloom, è il protagonista e il motore della pellicola. Non importa quante scene d’azione si susseguano sullo schermo, quanto losche e pericolose si facciano le situazioni, lo sguardo dello spettatore continuerà a seguire in modo magnetico gli spostamenti mentali di Lou (interpretato magistralmente da Jake Gyllenhaal) ed il suo percorso verso la realizzazione atipica del classico sogno americano.

La parabola del protagonista ci mostra come sia davvero l’uomo a creare il proprio destino, a manipolare le situazioni a volte e le conoscenze in modo che queste diventino il percorso verso il successo. Un modo di agire sicuramente molto utile in un periodo storico come questo, dove tutto sembra irraggiungibile e le certezze non fanno altro che rivelarsi dei tranelli.

Lou è l’incarnazione di una giovane generazione alienata, con davanti a sé un futuro in cui gli stage e il salario minino hanno rimpiazzato la promessa di un lavoro a tempo pieno e di una carriera. Non è rimasto più nulla, a meno che non siamo noi stessi a crearlo e, anche in questo caso, bisogna adeguarsi alle richieste del mondo esterno e provare a modellarsi su di esse.

Per questo Lou Bloom, si inventa reporter notturno e scopre come la violenza e la tragedia possano diventare un business redditizio. La sua ascesa nel mondo del giornalismo sensazionalista è raccontata con un realismo disturbante: proprio come uno sciacallo, filma incidenti, crimini e fatti di sangue con l’unico obiettivo di vendere le immagini alle TV locali. Non gli importa della verità, ma solo di quanto un’immagine farà parlare.

Ed è proprio qui che il film tocca qualcosa di molto attuale. Oggi, con i social che premiano la visibilità a tutti i costi, Lou Bloom non sembra più un “mostro isolato”, ma quasi una metafora di un sistema dove la realtà vale solo se fa rumore. Scorriamo video di tragedie, cerchiamo il “colpo di scena” virale.

Gyllenhaal regala una delle sue migliori interpretazioni: asciutta, inquietante e ipnotica. La fotografia di Los Angeles notturna amplifica la sensazione di freddo e disumanità, come se la città stessa fosse sua complice.

Lo sciacallo non parla solo di un individuo disturbato, ma di una società intera che confonde informazione e spettacolo. Guardarlo oggi fa ancora più paura, perché ti rendi conto che Lou Bloom, in fondo, siamo anche un po’ noi.


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