Questa è una di quelle storie della provincia Americana. Una di quelle storie in cui intuisci subito che qualcosa di brutto sta per succedere, ma non riesci comunque a crederci quando accade davvero. La storia di Ajike Owens e Susan Lorincz è proprio una di quelle, e Netflix l’ha raccontata in un documentario che ti tiene incollato allo schermo.
Una sparatoria che sconvolge la Florida: il 2 giugno 2023, in un tranquillo quartiere di Ocala, succede l’impensabile. Una donna di 35 anni, madre di quattro figli, viene uccisa con un colpo di pistola. Sparato attraverso una porta chiusa. Da una vicina di casa.

Questo documentario non si basa su ricostruzioni o interviste, ma direttamente dai filmati della polizia, senza filtri. Ocala è la tipica città floridiana fatta di lunghi silenzi, di case basse e di vicini poco loquaci. Non c’è molto da fare qui, le strade la sera si svuotano presto. Rimangono solo le luci dei portici accese, a fare compagnia al ronzio costante dei grilli e al rumore dei condizionatori. Tutto è perfetto, tutto è ordinato. Almeno in apparenza.
Susan Lorincz viveva da sola, in una classica villetta da “Sepolti in Casa”, con i piatti sporchi nel lavandino da qualche giorno, le tende che puzzano di muffa e il cartone della pizza con i resti del cornicione. Sul pavimento, impronte vecchie di giorni. Niente musica, niente voci. Solo il ronzio del frigorifero e la sensazione che qualcosa di sinistro possa accadere da un momento all’altro.

La sera del 2 giugno 2023, dopo l’ennesimo litigio, causato dai ragazzini del quartiere che giocavano rumorosamente in strada, ha gettato dei pattini contro uno dei figli della sua vicina, ovvero Ajike Owens. Quando la donna si è avvicinata per chiedere spiegazioni, Lorincz ha sparato un solo colpo attraverso la porta chiusa. Owens è morta poco dopo in ospedale, sotto gli occhi del figlio di nove anni.
Le autorità hanno impiegato giorni prima di arrestare Lorincz, nel tentativo di capire se l’omicidio rientrasse nelle tutele della legge “Stand your ground”, che in Florida consente l’uso della forza letale in caso di presunto pericolo. Un ritardo che ha scatenato proteste in tutto il Paese.

Il processo si è aperto nell’agosto 2024. L’accusa ha sottolineato che la porta era chiusa a chiave e Owens disarmata. La difesa ha sostenuto che Lorincz fosse in preda al panico, citando traumi infantili e disturbi post-traumatici. Dopo una settimana di udienze, la giuria l’ha riconosciuta colpevole di omicidio colposo con arma da fuoco.
The Perfect Neighbor è molto più di un semplice racconto di un fatto di cronaca: è un atto d’accusa contro una cultura della paura che, negli Stati Uniti, trova terreno fertile nelle leggi sulla “legittima difesa”.
La regista mette al centro della narrazione la legge “Stand Your Ground” della Florida, che autorizza l’uso della forza letale anche di fronte a una minaccia solo percepita.
Ed è proprio in quella percezione che si annidano il pregiudizio, la paura del diverso, il razzismo cronico che continua a infiltrarsi nelle fondamenta della società americana.

Tutto questo emerge dalle immagini, dalle parole di una donna che chiama ossessivamente la polizia per ogni minimo rumore nel quartiere, dai gesti impercettibili che precedono il dramma. Ne risulta il ritratto di un Paese che ha trasformato la paura in diritto e l’odio in giustificazione.






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