Certe idee nascono al bar, tra una battuta e un gin tonic. È un po’ quello che è successo a Luca Bartoli e Federico Furnò, gallaratesi doc, amici da sempre — letteralmente: materna, elementari, medie e persino superiori insieme. Oggi sono i fondatori di Due Galli Gin, un progetto che unisce il gusto per le cose fatte bene e l’attaccamento alla propria città.
“Io sono sommelier, Federico è sempre stato un appassionato di gin. Un giorno ci siamo detti: perché non unire le due cose e creare il nostro gin?”, racconta Luca.

Prodotto in una piccola distilleria artigianale di Varese, Due Galli è un London Dry Gin distillato in alambicco di rame a fiamma continua — roba seria, insomma. Le botaniche sono dosate con precisione da sommelier (letteralmente), per ottenere un gin equilibrato: “Bevibile, morbido, facile da miscelare ma anche da bere liscio”, racconta Luca.
Ma la cosa più bella è che ogni dettaglio parla di Gallarate. L’etichetta, stampata su carta grezza, mostra in trasparenza la città; la bottiglia ricorda quelle d’altri tempi; e persino il nome, “Due Galli”, è un omaggio diretto allo stemma cittadino, con il gallo bianco su sfondo rosso e il gallo rosso su sfondo bianco.
“In tanti ci chiedono se i due galli siamo noi”, ride Luca. “Ma in realtà è proprio un modo per dire che Gallarate è dentro tutto quello che facciamo.”
Fin qui, una bella storia. Ma non è tutto rose e gin tonic.
“La parte più difficile? Farci considerare a Gallarate”, confessa Luca. “Ho venduto più bottiglie a Sesto Calende e Busto Arsizio che qui. A volte ti guardano come se fossi un ragazzino che gioca a fare l’imprenditore.”
Eppure lui e Federico ci credono eccome: hanno investito, scelto materiali di qualità, studiato ogni dettaglio. “Non volevamo fare un prodotto tanto per fare, ma un gin giusto, corretto. Ma spesso ti rispondono con sufficienza e uno sguardo scocciato.”
Ma Due Galli Gin è tutto fuorché una perdita di tempo. Magari può essere un progetto nato quasi per scherzo — “Una sera, abbiamo bevuto un po’ e ci siamo detti: dai, facciamolo” — ma oggi è qualcosa di molto più serio. È il simbolo di una nuova generazione di gallaratesi che non si lamenta soltanto del fatto che “qui non succede mai niente”, ma prova davvero a far succedere qualcosa.
E se qualcuno ancora non ci crede… beh, basta un gin tonic per cambiare idea.







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