“Se oggi come oggi, senza un’occupazione, avessi la possibilità di scappare con mezzo milione di dollari, l’afferreresti?”

Jackie Brown (1997) non è il mio preferito tra i film di Quentin Tarantino ma, pensandoci bene, è il suo film meno autoriferito.

Molte delle caratteristiche tipiche della sua cinematografia non ci sono, è un noir lento ma lucido: niente schizzi di sangue, niente katane, niente valigette scintillanti. Presentissimi, invece, i soliti dialoghi di un affascinante nonsense, messi in bocca a strampalati (anche se meno del solito) personaggi metropolitani.

Diversamente dallo scintillante e caotico scenario di Pulp Fiction, la Los Angeles di Jackie Brown è sobria, concreta e disillusa. Il film si svolge in luoghi reali della zona di South Bay, che Tarantino conosce bene: è una Los Angeles piatta come un fondale, dove le strade sembrano tutte uguali.

La narrazione ci presenta una storia delicata, intima, profonda. La protagonista, interpretata da Pam Grier con un misto di cinismo, sensualità, opportunismo e scaltrezza, è un’icona di forza femminile. Fin dalla prima scena, in cui la seguiamo mentre percorre statuaria la passerella dell’aeroporto, con la colonna sonora “Across 110th street” in background, è chiaro che tipo di donna ci troviamo davanti.

Afroamericana, sulla cinquantina, Jackie è intelligente, emancipata e carismatica, ma intrappolata in una vita che non la soddisfa. Così, cerca di sfruttare il mondo che la circonda per guadagnarsi qualche dollaro extra, senza farsi intimorire dalla polizia né da Ordell, interpretato da Samuel L. Jackson. Un tipo affabile in apparenza, un burlone, che si rivela in realtà uno spietato gangster che non guarda in faccia a nessuno, soprattutto quando si tratta del suo lavoro e dei suoi soldi.

Poi c’è un Robert De Niro post Casinò, in un ruolo ritagliato magistralmente apposta per lui: è Luis, un ex rapinatore appena uscito dal carcere, costantemente annoiato e lento nei ragionamenti. Ad aggiungere carne al fuoco è la presenza di altri attori di rilievo, come Michael Keaton, Robert Forster e Bridget Fonda, che interpreta la graziosa Melanie, suo malgrado protagonista, insieme a quel fattone di Luis, di una delle scene più cult (oppure PULP) del film.

Luis è intento a cercare l’auto, persa in uno di quei parcheggi grandi come città che popolano le aree suburbane americane. Dopo l’ennesima provocazione subita da Melanie, finisce per sparare due colpi secchi e soprattutto pieni di risentimento alla malcapitata, che muore senza gloria fuori campo. La scena continua con lui che cammina disinvolto, e dice: “Visto? era proprio qui, te l’ho detto.” Un passaggio tragicomico che spiega senza mezze misure il genio di Tarantino.

Forse Jackie Brown non è sovversivo come Pulp Fiction, non riscrive la storia alla Bastardi senza gloria, ha una narrazione più lineare, lenta, più riflessiva, senza le consuete sconnessioni temporali Tarantiniane.

Perché lo consiglio? Perché è diverso dagli altri, è compatto e godibile, consolida la maturazione definitiva del regista, presentando probabilmente la sua pellicola più di nicchia.


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