C’era una volta – ma anche no, perché succede ancora – un quartiere di Gallarate dove il brodo non era solo un comfort food da convalescenza, ma un evento di costume.
Benvenuti nella Contrada del Brodo, la zona più popolare (e meno raccomandabile, dicevano i benpensanti) del vecchio borgo gallaratese. Un angolo di città schietto e rumoroso, dove la povertà non toglieva dignità, ma la rivestiva di comunità.

🍲Laddove scorreva il brodo
Qui, tra vicoli operai e primi opifici che sbuffavano vapore, si distribuiva a poco prezzo un brodo caldo e solidale per chi, all’alba, timbrava cartellini in laboratori e officine. Acqua del torrente per le caldaie, brodo per la gente: una logistica spiccia, ma piena d’anima.
Col tempo, questa abitudine diventa un segno distintivo. Così tanto che, nel 1948, il neonato Palio di Gallarate (che oggi non c’è più, pace all’anima sua) decide di rimettere in circolo il brodo – stavolta in chiave celebrativa, legandolo alla festa della Madonna del Carmine.
🍲La “tre giorni” della Contrada
Da lì, ogni anno a luglio, parte la tre giorni: un weekend lungo e sentito, da sabato a lunedì, in cui il rione si trasforma. Letteralmente.
Cortili addobbati, bandiere al vento, altari improvvisati e la statua della Madonna che, sera dopo sera, viene portata a zonzo nei caseggiati del quartiere, prima di tornare nella sua nicchia in vicolo Volpe per la processione finale del lunedì. Era il momento in cui il quartiere si fermava e si guardava negli occhi.
Scrive l’archivio Collana Galerate (ma potrebbe averlo scritto un filosofo):
“Era evidente il distacco dal dinamismo contemporaneo per riportare tutti ad un passato nel quale la fraternità e la solidarietà erano più vive”.
🍲Il brodo, la RAI e il “Circulin”
Nel 1959 Gallarate fa il botto: arriva la RAI. Una macchina targata TV di Stato parcheggia nel cortile della Contrada e il giornalista Loredani intervista il comitato per il Gazzettino Padano. Chi dice che il brodo non fa spettacolo, mente.
Ma il cuore pulsante della festa resta il Circulin, dove la domenica mattina si distribuivano 10 ettolitri (mille litri!) di brodo caldo. Il gonfalone della Contrada sventolava sul balcone, la gente faceva la coda con la gavetta, e l’odore di carne sobbollita aleggiava nell’aria.
🍲E oggi?
Oggi il Circulin non c’è più, ma in quello stesso punto la tradizione continua: la Pro Loco Gallarate e i contradaioli ogni anno ridanno vita a questa festa popolare. che riesce a risvegliare lo spirito più autentico della città. Gallarate, solitamente sobria e borghese, svela una sorprendente anima operaia. E allora ci si mette in fila, tutti insieme: dal sindaco ai commercianti più chic, travolti da un raro ma contagioso fervore campanilistico. In regalo, una scodella.
Intorno, la via si riempie di musica, preghiere e un vociare indistinto, familiare, che sa di casa. L’unica cosa su cui si fa fatica è il brodo caldo, distribuito a mezzogiorno in pieno luglio in via San Giovanni Bosco, quando il termometro supera i trenta gradi. Ma anche questo, ormai, fa parte del rito.

📅 Pro tip: segnati metà luglio
Una ciotola di brodo, un cortile addobbato, la Madonna del Carmine che fa il giro del vicinato e magari – chissà – anche un’intervista per la RAI.
Gallarate è anche questo. E no, non lo trovi su TripAdvisor.






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